Martedì 11 Giugno 2024
GABRIELE MORONI
Magazine

Il figlio di Mike Bongiorno: “Non riusciva a essere inattivo. La rivalità con Baudo? Tutto falso”

Nicolò, secondogenito del presentatore morto nel 2009: soffrì le critiche di certi ambienti intellettuali. “La sua dedizione al lavoro fu totale ma era un padre presente e dolce. Pippo veniva spesso a trovarci”

Mike Bongiorno assieme al figlio Niccolò, milanese di 48 anni, regista, sceneggiatore e produttore

Mike Bongiorno assieme al figlio Niccolò, milanese di 48 anni, regista, sceneggiatore e produttore

Milano, 24 maggio 2024 – Il tono cortese, il tratto signorile sono eredità paterne. Nicolò Bongiorno, regista sceneggiatore, produttore cinematografico, è il figlio secondogenito di Mike e il presidente della Fondazione Mike Bongiorno.

Partono le iniziative per il centenario della nascita di Mike?

“Poste Italiane ha fatto un francobollo che verrà presentato domenica, con un opuscolo illustrativo in collaborazione con la Fondazione Mike Bongiorno. Mia madre ne parlerà a ’Domenica in’. A fine anno sarà trasmessa la miniserie che Rai 1 sta realizzando a Torino. Ci sarà una mostra itinerante, prima tappa il 17 settembre a Milano, a Palazzo Reale. Poi andrà a Torino, in altre città e negli Stati Uniti, dove Mike è risultato l’italo-americano più popolare”.

Mike padre.

“Ricordo che per i 20 anni di Leonardo, il minore di noi tre figli, mio padre gli scrisse una lettera. Nei suoi 20 anni aveva conosciuto la guerra, la prigionia. Un grande atto d’amore, come un messaggio da una generazione all’altra. Mio padre era dedito alla sua professione ma legatissimo alla famiglia. La sua adesione al lavoro era totale e nello stesso tempo sentivamo la sua presenza, il suo essere genitore. Un padre forte, a volte anche severo, che sapeva essere dolce. Ho dei bellissimi ricordi dei nostri viaggi, soprattutto negli Usa”.

In quanto figli di un padre che era una specie di leggenda vivente vi capitava di sentirvi diversi dai coetanei?

“Assolutamente no. Per noi era un padre normale. Certo i nostri compagni di scuola che ne parlavano, la gente che lo fermava per strada, potevano farcelo sentire diverso, ma per noi era il padre. Vederlo in tv era normale: papà è al lavoro. Il cognome Bongiorno non ci è mai pesato. Al contrario. Era un piacere vedere l’affetto che riceveva. Un affetto che è ancora vivo”.

Mike soffriva sentendosi sottovalutato, guardato quasi con sufficienza da certa critica, da certi ambienti intellettuali?

“Sicuramente gli dispiaceva, questo soprattutto negli anni ‘50 e ‘60. Temeva di durare poco come personaggio tv in un mondo come quello dello spettacolo dove ti devi sempre reinventare. Invece, ebbe una carriera lunghissima, più di 50 anni. E comunque un grande intellettuale come Umberto Eco scrisse un saggio sulla ‘fenomenologia di Mike Bongiorno’ che ebbe una grande risonanza”.

C’era rivalità coi colleghi?

“Non l’ho mai sentito fare un commento, un pettegolezzo su qualcuno dei colleghi. Era sempre molto corretto. Anche la famosa rivalità fra Mike e Pippo Baudo non esisteva. Erano amici. Si sentivano, si vedevano. Baudo veniva da noi a Milano, portava dei regali, le arance. C’era affetto, qualcosa che andava oltre l’aspetto professionale. Si vedeva spesso con Fiorello e Fazio. Con Fiorello aveva fatto degli spot”.

Era rimasto in rapporti con qualcuno dei concorrenti dei suoi quiz?

“Credo che nel tempo sia rimasto in contatto con Gianluigi Marianini, uno dei personaggi resi famosi da ’Lascia o raddoppia?’ e che si siano rivisti. Lo stesso per Giuliana Longari, campionessa di ’Rischiatutto’, che poi ha lavorato in Rai”.

Qual è stato il suo momento più delicato, più difficile?

“Ha avuto la fortuna di lavorare sempre. Magari, negli ultimi tempi, quando aveva una certa età, il rapporto con Mediaset si era fatto un po’ più complicato. Ne parlò anche da Fazio. Stava decidendo cosa fare. Aspettava delle risposte che non arrivavano. Sono stati mesi di attesa. Alla fine ha capito che era il momento di partire per una nuova avventura, questa volta con Sky. Il programma si sarebbe dovuto chiamare Riskytutto. Un progetto che lo entusiasmava, che ha animato l’ultimo periodo della sua vita. Era ancora pieno di energie, incapace di rimanere inattivo”.

E il pubblico di oggi come lo vede?

“La Fondazione continua a ricevere lettere, messaggi. Gente che lo cerca in tv perché alla sua figura, a una sua trasmissione, è legato un ricordo di vita. L’altro giorno ci hanno scritto: ‘Cerco in Internet qualunque cosa di Mike, per vederlo, illudendomi che sia ancora vivo’”.

È fuori discussione che fra altri cento anni si parlerà ancora di Mike Bongiorno. Come?

“Come di un uomo che per il Paese ha rappresentato tante cose. Non era un politico, ma è stato un padre della patria”.