Giovedì 16 Maggio 2024
STEFANO MARCHETTI
Magazine

Il ritorno dei Wiener. L’energia di Muti, ovazione a Ravenna: "Uniti nella musica"

L’orchestra viennese in Italia: ieri al Pala De André oggi a Firenze al Maggio. L’omaggio degli orchestrali: "Il Maestro ha plasmato il nostro modo di suonare".

Il ritorno dei Wiener. L’energia di Muti, ovazione a Ravenna: "Uniti nella musica"

Il ritorno dei Wiener. L’energia di Muti, ovazione a Ravenna: "Uniti nella musica"

A Riccardo Muti brillano gli occhi, quando parla dei Wiener Philharmoniker. Amici, grandi amici, fratelli d’arte e di bellezza, prima ancora che straordinari musicisti. "Questa orchestra è compagna della mia vita dal 1971, di anno in anno, senza interruzioni – racconta –. Ho lavorato con giovani musicisti che poi hanno passato il testimone ad altri, nello scorrere delle generazioni. Fra noi c’è affetto e rispetto reciproco: io sono fiero della loro cultura musicale, e cerco di custodirla e restituirla loro". E i Wiener ricambiano gli stessi sentimenti: "Il Maestro Muti riveste un ruolo eccezionale nella nostra storia – sottolinea Daniel Froschauer, presidente della storica orchestra – Ci ha diretto in più di cinquecento concerti, e il nostro è un legame quasi unico, fatto di una meravigliosa affinità artistica, ma anche di una profonda amicizia. Con il suo lavoro ha plasmato in modo unico il nostro repertorio e il nostro suono".

Proprio pochi giorni fa a Vienna, nello splendore della Sala d’oro del Musikverein (la stessa che li tornerà a riunire anche per il prossimo Capodanno in mondovisione), il Maestro ha celebrato con i Wiener i duecento anni della Nona Sinfonia di Beethoven: "È stato un momento molto potente per me. Questa sinfonia porta in sé l’aspirazione a una fratellanza universale, un grande messaggio per questo mondo in fiamme che cerca la pace".

Dopo le giornate viennesi (seguite da un concerto al Waldbühne di Berlino, un grande giro d’Europa in musica), Riccardo Muti ha voluto riportare in Italia i ‘suoi’ Wiener, per un tour brevissimo ma altrettanto intenso.

Ieri sera hanno aperto trionfalmente, in un tripudio di vere ovazioni, la 35ª edizione di “Ravenna Festival“, davanti a più di 3500 spettatori al Pala De André (che non assomiglia al Musikverein ma di certo per due ore ne ha condiviso l’atmosfera e l’emozione), oggi pomeriggio suoneranno al Maggio musicale fiorentino e domani sera al Petruzzelli di Bari, tre luoghi molto cari al Maestro, tappe della sua vita e della sua lunga, impareggiabile carriera.

Per il trittico di concerti, Riccardo Muti ha scelto un programma di sapore viennese, a partire dai colori della Sinfonia n. 35 Haffner: Mozart la compose nel 1783 trasformando una serenata scritta al volo per un commerciante di Salisburgo, un volo affascinante fra l’andante aggraziato, il minuetto giocoso e il rondò finale che Amadeus voleva eseguito "il più veloce possibile". Poi la potenza della Sinfonia n. 9, “la Grande“, che Franz Schubert completò nel 1828, pochi mesi prima di morire, e non riuscì mai ad ascoltare: dieci anni dopo, Schumann la riscoprì fra carte quasi dimenticate e la affidò alla direzione di Mendelssohn, esaltandone la "divina lunghezza", la vita che in questa partitura è presente "in tutte le sue fibre, fino alla sfumatura più fine", come a prefigurare il sinfonismo romantico.

Vienna regale e danzante anche nel bis, quel Kaiser-Walzer di Strauss che è ormai un emblema di ogni Capodanno. La direzione di Riccardo Muti esalta il nitore di ogni dettaglio di queste pagine che i Wiener eseguono con la limpidezza che li contraddistingue, e il concerto diventa così un’esperienza piena, un momento di incanto. "Dai Wiener ho imparato tanto su cosa sia il suono viennese, da conservare assolutamente intatto, e al contempo ho portato loro la mia cultura", aggiunge il Maestro.

Una cultura di quell’Italia che – non si stanca di ribadire Riccardo Muti – è stata una pietra miliare nella storia della musica, la patria di grandi compositori come Palestrina, Monteverdi, Corelli. L’Italia che vanta anche una lingua ‘musicale’ che già da sé è poesia e canto. Proprio l’altro ieri la storica Accademia della Crusca ha deciso di conferire a Riccardo Muti il titolo di “Benemerito della lingua italiana“.

"È per me un grandissimo onore – confida il Maestro – Anche se non sono uno scrittore o un poeta, ho sempre detto e ripetuto ovunque che l’italiano è la lingua più bella del mondo. Per questo a tutti i cantanti o direttori d’orchestra ho sempre raccomandato la comprensione piena e il rispetto del significato di ogni parola: nelle opere di Verdi, per esempio, per ogni parola c’è una nota, un accordo, e non si può tradirlo. L’Italia, come ci ha ricordato Dante, è il bel Paese dove ‘l sì suona. E qui abita sempre la bellezza".

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