Il populismo mussoliniano oggi. Scurati sulle orme di Umberto Eco

Antonio Scurati esamina il pericolo attuale del fascismo e della sua complessa eredità, mettendo in guardia sui rischi del neopopulismo sovranista. Invita a lottare per "meritare" l'eredità antifascista dei nostri padri.

Il populismo mussoliniano oggi. Scurati sulle orme di Umberto Eco
Il populismo mussoliniano oggi. Scurati sulle orme di Umberto Eco

Di solito prudente e piuttosto restio a prendere posizioni troppo marcate, Antonio Scurati con il suo Fascismo e populismo. Mussolini oggi (Bompiani) si pone sulla scia di Umberto Eco e dell’ormai classico Fascismo eterno, mettendo in guardia sul pericolo attuale costituito dal fascismo e dalla sua complessa eredità. Il pamphlet di Eco, pubblicato con notevole successo nel 2018 da La nave di Teseo, era frutto di una conferenza tenuta dall’autore a New York nel 1995; allo stesso modo il libretto di Scurati deriva dall’intervento del settembre 2022 ai prestigiosi Rencontres internationales de Genève, che si tengono ogni anno dal 1946.

Ospite a Ginevra, l’autore della fortunata serie M. – il romanzo-ritratto di Mussolini e dell’Italia del suo tempo – non può ignorare, come dice in esordio, d’essere partito in treno al mattino da un Paese in cui pochi giorni prima i cittadini "hanno espresso la volontà che a governare l’Italia sia un partito di estrema destra i cui esponenti di vertice hanno una storia personale, biografica e politica che proviene dal neofascismo". Da qui Scurati avvia il suo ragionamento, tenendosi alla larga dalla vulgata oggi assai diffusa nel milieu politico-mediatico, secondo cui l’estrema destra italiana (solitamente definita "centrodestra") non avrebbe più legami col fascismo, e individua per essa un bivio: "O scioglie definitivamente – attraverso un discorso pubblico, trasparente, dirimente – i nodi che la avvincono a quel passato oscuro oppure si prepara a revisionare l’intera storia d’Italia tentando di cambiare il segno a quel passato, per gettare su di esso una sedicente nuova luce che ne neghi e disconosca l’oscurità". Per Scurati, "è facile prevedere che verrà battuta la seconda strada, quella del revisionismo fazioso e odioso".

Scurati vede in Mussolini il primo populista del ’900, colui che non solo "stuprò l’Italia", ma anche la sedusse, e da qui deriva l’attualità del suo lascito emotivo e politico. Sono sei le “regole“ del "populismo mussoliniano" che ancora parlano al presente: l’identificazione fra leader e popolo; la polemica antiparlamentare; il dominio sulle masse non guidandole, ma seguendone gli umori; la politica della paura ("commutata in odio", così al posto dei “sovversivi“ di allora, oggi lo spauracchio sono gli immigrati, che possono essere "lasciati annegare in mare"); la semplificazione della vita moderna; il "comunicare al corpo con il corpo".

Il neopopulismo sovranista non elimina fisicamente gli avversari e anzi agisce dentro il quadro democratico-parlamentare, riconosce Scurati, che però avverte: attenzione, perché a ogni crisi vera o presunta, a ogni momento di difficoltà, fanno regolarmente "eco parole di sfiducia o discredito nei confronti del sistema democratico", con l’immancabile evocazione di un “capo“ e della necessità di una forte funzione di comando. Che fare, dunque? Bisogna lottare ancora, dice Scurati, e "fare propria" e "meritare" "l’eredità antifascista dei nostri padri e dei nostri nonni".

Lorenzo Guadagnucci

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