Il mito di Zappa. Quando Frank venne in Sicilia

Il ricordo in un doc, tra i lacrimogeni e Rankxerox. Nel trentennale della scomparsa del genio rock. .

Il mito di Zappa. Quando Frank venne in Sicilia
Il mito di Zappa. Quando Frank venne in Sicilia

"Piccola come una scatola di scarpe". Moon Zappa guarda quella casa a Partinico, in provincia di Palermo, dove i suoi nonni abitarono prima di partire per gli Stati Uniti, e dove il fratello Dweezil e la sorella Diva hanno deciso di andare nel 2011. Quella è la stessa casa che volle vedere con i suoi occhi anche il papà di Moon, Diva e Dweezil: Frank. Era l’estate del 1982, l’estate del mundial spagnolo. E Zappa era in tour in Italia: Torino, Roma e poi Palermo. Di quell’estate e di quel tour c’è un bellissimo documentario Summer ’82: when Zappa came to Sicily di Salvatore Cuccia.

A Roma Zappa era finito al centro dei festeggiamenti in via Veneto dopo che l’Italia di Bearzot aveva battuto 3-1 la Germania Ovest. Campioni del mondo (per la terza volta). A Palermo deve suonare il 14 luglio, festa della patrona, Santa Rosalia. Lo stadio La Favorita (si chiamava ancora così) è tutto per lui. Ma lui vuole prima fare un giro a Partinico. Le sue radici italiane, siciliane, sintetizzate da quella canzone che s’intitola Tengo una minchia tanta (copyright dell’amico Massimo Bassoli). Non è un concerto epocale, dal punto di vista musicale, ma fa epoca. È un’estate in cui a Palermo c’è la guerra di mafia, con i corleonesi di Totò Riina che stanno prendendo il pieno controllo della città, eliminando i rivali e colpendo anche rappresentanti dello Stato. Qualche mese prima era stato ucciso Pio La Torre, tornato in Sicilia, per fare il segretario del Partito Comunista. Due mesi dopo sarà ammazzato Carlo Alberto Dalla Chiesa che non riuscirà a fare nemmeno cento giorni a Palermo, perché i poteri speciali da prefetto non gli arriveranno mai.

Alla Favorita il clima per il concerto è incandescente. Ci sono disordini, lacrimogeni, botte da parte della polizia. Zappa cerca di riportare alla calma. Il concerto dura appena quaranta minuti. Il cantante dirà: "Abbiamo suonato un’ora e mezza con i lacrimogeni in faccia". Di quel concerto-rivolta però c’è una copertina-gioiello. È quella di The man from utopia, a firmarla è Tanino Liberatore che per Zappa era "il Michelangelo del fumetto". Nella copertina di questo disco che raccoglie live e scarti di studio e si apre con Cocaine decisions (e nella registrazione si sentono le urla del concerto di Palermo) c’è la sintesi di quel tour italiano.

Tutto nacque a Roma, raccontò lo stesso Liberatore. E in mezzo a questa storia c’è un’aspirante groupie che s’intrufola nel camerino di Zappa con una copia di Frigidaire. Zappa resta colpito da Ranxerox e invita Liberatore e Stefano Tamburini nel suo hotel, chiedendo loro di prendere spunto da quel tour per realizzare un disegno. Nasce la copertina di The man from Utopia, in cui si vede un Frank Zappa in versione Ranxerox che imbraccia una Fender con il manico e le corde praticamente a pezzi, di fronte al pubblico che si agita.

Zappa moriva trent’anni fa. Genio, ribelle che ancor prima di Kanye West provò a correre per la Casa Bianca. "Potrei mai far peggio di Ronald Reagan?". Disse.

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