Il grande Lebowski, 25 anni dopo il Drugo è ancora un idolo. All’asta centinaia di oggetti cult

Dall’accappatoio ai birilli del bowling, l’iconico universo lebowskiano finisce in vendita. Nel 2023 la filosofia del lasciar fare incarnata da Jeffrey ha ancora la sua presa

Jeff Bridges è "il Drugo", ne 'Il grande Lebowski' (Afp)
Jeff Bridges è "il Drugo", ne 'Il grande Lebowski' (Afp)

"Nel lontano Ovest conoscevo un tipo, un tipo di cui voglio parlarvi: si chiamava Jeffrey Lebowski", dice una voce fuori campo mentre la macchina da presa ci accompagna, di notte, verso Los Angeles. Era il 1998 quando sul grande schermo arrivava "Il Grande Lebowski" dei fratelli Joel e Ethan Coen, la storia di un hippie disimpegnato che a causa di un'omonimia si ritrova invischiato in un complotto per estorsione. A 25 anni dall'uscita di questo cult, e nell'ambito dell'evento denominato "Hollywood legends", la Julien's Auctions e Turner Classic Movies ha messo all'asta oltre 250 oggetti tratti dall'universo lebowskiano, battuti dal 14 al 17 dicembre, tra cui gli storyboard completi realizzati dall'artista J. Todd Anderson, acquistabili anche in singole tavole per alcune centinaia di dollari, l'accappatoio con cui conosciamo il noncurante protagonista nella prima scena del supermercato (base d'asta 7mila dollari), i birilli del bowling firmati e illustrati (attualmente le puntate si aggirano attorno ai 1500-1700 dollari). Parte del ricavato andrà alla campagna "No Kid Hungry" della no profit Share Our Strength di cui l'attore protagonista Jeff Bridges è portavoce.

Alcuni degli oggetti all'asta (Afp)
Alcuni degli oggetti all'asta (Afp)

The Dude

L'essenza del film, in qualche modo, è racchiusa nel monologo d'apertura della voce fuori campo, che poi scopriremo essere quella dello Straniero del bar interpretato da Sam Elliot (e doppiato da Franco Zucca): "Certo, non ho mai visto Londra. E non sono mai stato in Francia. E non ho neanche mai visto la regina in mutande come dicono alcuni. Però posso dirvi una cosa: dopo aver visto Los Angeles, e vissuto la storia che sto per raccontarvi, penso di aver visto quanto di più stupefacente si possa vedere in tutti gli altri posti". Sono gli Anni 90, sono gli Stati Uniti in guerra "con Saddam e l'Iraq", è la California dell'apparire, di Mtv, dell'industria del porno, dei soldi mentre a Jeffrey Lebowski, che in realtà nessuno chiama così "perché tutti mi chiamano Drugo" – che poi è la traduzione italiana di "the Dude", il tipo americano per eccellenza –, interessa solo che il latte che sta comprando abbia un buon odore. "A volte si incontra un uomo, non dirò un eroe... perché, che cos'è un eroe? Ma a volte si incontra un uomo che è l'uomo giusto al momento giusto nel posto giusto, là dove deve essere".

La realtà dietro Lebowski

In un'ora e 57 minuti Joel ed Ethan Coen realizzarono un affresco di una rivoluzionaria ideologia laissez-faire dell'esistenza che è insieme un romanzo noir (il rapimento di Bunny, l'intrigo di Maude Lebowski, la sfida con i Nichilisti), una favola moderna, il racconto di un'amicizia maschile. Con John Goodman, il Walter Sobchak veterano ossessionato dal Vietnam, Jeff Bridges si è riunito sul palco dei Sag Awards 2023 mentre cinque anni fa con anche Steve Buschemi (Donny) hanno regalato mezzora di ricordi e retroscena chiacchierando al programma Today Show, per i vent'anni dall'uscita del film. Tra le ispirazioni "Il lungo addio" (1973) del regista Robert Altman, tratto a sua volta dal romanzo di Raymond Chandler, e un caleidoscopio di amici e conoscenze personali dei due fratelli, a partire dal leggendario produttore cinematografico Jeff Dowd, ex-attivista del movimento pacifista Fronte di liberazione di Seattle e grande amante del cocktail White Russian.

La morale

La critica non capì subito la portata culturale de "Il Grande Lebowski". Fu il pubblico, all'epoca composto dai primissimi utenti del neonato Internet, ad assegnargli un posto speciale nel cuore di chiunque almeno una volta nella vita, di fronte a una gratuita e un po' ingiusta strigliata perbenista, ha avuto voglia di rispondere "Mi dispiace, non stavo ascoltando". In fondo, il Dudeismo, religione fondata da un giornalista californiano, non è nata per caso: oggi pare conti più di 600mila seguaci in tutto il mondo, e chi vuole può diventare un "pastore dudeista" gratuitamente con un clic. La storia di Lebowski è ancora e sempre attuale perché, sotto alla spericolata, intricata e un po' paradossale trama, spiega l'unica verità possibile in un mondo fatto di iperboli e superlativi: l'importante è farsi un bagno caldo quando uno ne ha voglia, godersi il momento ascoltando musica distesi su un modesto tappeto e giocare a bowling con gli amici, magari riuscendo anche a vincere la finale del torneo locale. "Drugo sa aspettare – dice nel finale del film Lo Straniero – Non so voi, ma... personalmente la cosa mi conforta. È bello sapere che lui è in giro, il Drugo... che la prende come viene, per noi peccatori".

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