Il cinema è una terapia

Catapultata nello showbiz col travolgente esordio in ’Indivisibili’, Marianna Fontana proprio da quell’exploit ha deciso il suo futuro .

Il cinema è una terapia

Il cinema è una terapia

Essere travolti dal successo alla prima apparizione sul grande schermo non sempre produce scompensi. La prova vivente è Marianna Fontana, catapultata nello star system da ’Indivisibili’ di Edoardo De Angelis che nel 2017 si aggiudicò 6 David di Donatello, 5 Nastri d’Argento, otto Ciak d’Oro e a Venezia l’anno prima altri riconoscimenti alle Giornate degli Autori. "All’epoca – ricorda Marianna Fontana che condivideva il ruolo delle siamesi Daisy con la gemella Angela – mi aspettavo che il film venisse apprezzato ma non che riscuotesse un successo del genere. Ma la gioia fu tale che generò in me la convinzione di poter continuare a lavorare nel cinema".

Per Vito Palmieri ne ’La seconda vita’ in uscita quest’anno però sua sorella la uccide...

"Quando ho letto la sceneggiatura sono stata colpita dal personaggio e per affrontarlo psicologicamente ho fatto un lungo training con il regista. L’omicidio ha richiesto un percorso faticoso per farmi calare in Anna e nel suo dolore interiore. Col regista ho lavorato per mesi per capire a fondo le scelte che la trama le fa fare".

’Indivisibili’ è arrivato come un fulmine a ciel sereno o c’era già un background artistico alle spalle?

"Ho iniziato con la musica, mi piaceva l’arte in generale, anche sollecitata dalla famiglia. A 16 anni ho vinto una borsa di studio per frequentare una scuola di recitazione e dopo due anni è arrivata la chance di De Angelis. Il successo mi ha dato molta forza per andare avanti, sapendo che la responsabilità sarebbe aumentata. Perché mi sono resa conto che recitare vuol dire dare voce a una persona, cercare di completarne l’animo".

La seconda volta è stata altrettanto importante: ’Capri-Revolution’ di Mario Martone presentato in concorso a Venezia...

"Avevo 20 anni ed ero un po’ incosciente. Però il fatto che un maestro come lui avesse visto in me qualcosa da indurlo ad affidarmi la parte di Lucia, pastorella analfabeta d’inizio Novecento, mi ha riempito di timori di non fare le cose giuste. E poi era il ruolo che doveva dare una conferma all’effetto sorpresa di ’Indivisibili’. Ricordo ancora la paura di affrontare la sala gremita alla proiezione a Venezia".

C’è un progetto cui è più affezionata che ad altri?

"Sono felice delle cose che ho fatto. Anche di Ilia in ’Romulus’ con cui Matteo Rovere mi ha fatto misurare con un altro tipo di linguaggio".

E il linguaggio teatrale l’attrae?

"Ho fatto ’La cupa’, uno spettacolo di Mimmo Borrelli dove interpretavo una cieca. Il teatro ti dà la possibilità di sperimentare più che su un set dove tutto è preparato e preordinato. Su un palco sei tu che muovi l’azione. Senz’altro in futuro se potrò ne farò di più, frequento anche il Dams perché l’interesse c’è, però per ora il cinema mi acchiappa di più".

L’ultimo ruolo visto al cinema è Agnese in ’L’ultima volta che siamo stati bambini’ che ha segnato il debutto nella regia di Claudio Bisio...

"Beh, lui è una persona genuina, di grande sensibilità che è riuscito a mettermi a mio agio già dal provino indirizzandomi peraltro verso una dimensione di leggerezza e comicità che non avevo mai sperimentato prima e consideravo molto distante da me. Inoltre la tematica trattata (pur con leggerezza ma il tema è quello delle leggi razziali e delle deportazioni) ha portato sia me che Claudio ad andare nelle scuole a parlare con i ragazzi, a sensibilizzarli su temi che il recente Giorno della memoria tiene vivi ogni anno"

Nel frattempo è cresciuta anche come donna. E’ altrettanto soddisfatta?

"Se mi guardo indietro mi sorge spontaneo un sorriso perché vedo solo cose belle e per il futuro desidererei rimanere soddisfatta e non solo a livello lavorativo: serena, indipendente, circondata da amicizie".

Ne ha nel mondo del dinema?

"L’amica del cuore è mia sorella".

E miti cui ispirarsi?

"Juliette Binoche, Natalie Portman, Vanessa Kirby ma anche le nostre Silvana Mangano e Mariagela Melato".

Film del cuore?

"Sono cresciuta con ’E.T.’ di Spielberg, poi cito ’Il labirinto del fauno’ di Guillermo Del Toro e ’La vita è meravigliosa’ di Frank Capra".

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