Venerdì 12 Aprile 2024

Adelphi strappa a Einaudi il catalogo Roth, nuova Pastorale milionaria

La casa editrice milanese si è aggiudicata un po’ a sorpresa l’asta dell’agenzia Wylie. Col maestro il colpo editoriale italiano dell’anno

Il caso Roth. Nuova Pastorale milionaria

Philip Roth (9 marzo 1933 - 22 maggio 2018)

Roma, 17 marzo 2024 – Un milione di euro (e di motivi) sarebbero stati spesi da Adelphi per strappare al suo storico editore italiano Einaudi il catalogo di Philip Roth, uno dei più grandi e controversi autori contemporanei, sicuramente, come scrive Harold Bloom, "il culmine di un enigma irrisolto nella letteratura ebraica dei secoli XX e XXI. Le complesse influenze di Kafka e Freud e il malessere della vita ebraico-statunitense produssero in lui un nuovo genere di sintesi". La casa editrice milanese si è aggiudicata un po’ a sorpresa l’asta dell’agenzia Wylie, un colpo portato a termine dal direttore editoriale (e amministratore delegato) Roberto Colajanni che nel 2021 ha preso il posto del defunto Roberto Calasso. Forse lo ha spinto nell’impresa – che Einaudi in orbita Mondadori avrebbe mal digerito – proprio quanto scriveva il suo predecessore nell’ineludibile L’impronta dell’editore (2013) in cui teorizzava il bisogno di avere "libri unici" e spiegava il proprio compito: "Fare bene quello che in precedenza era stato fatto meno bene e fare per la prima volta quello che prima era stato ignorato".

Il catalogo di Adelphi è molto consistente, fra quelli il cui valore è di gran lunga il più alto soprattutto a livello internazionale. Le opere critiche di Nietzche, Lo Hobbit di Tolkien e poi via via nomi altisonanti che vanno da Chesterton a Mircea Eliade, da Bachmann a Borges, da Bolano a Stefan Zweig passando per molti pensatori considerati conservatori a cui la casa editrice ha dato spazio partendo proprio dalla pubblicazione completa dell’opera nietzschiana ("Sono classici che devono essere stampati" era il pensiero di Calasso e prima di lui di Roberto Bazlen). Aggiungere a questi autori Roth fa sicuramente lievitare il valore di Adelphi, che ha sempre rifiutato gli assalti dei compratori succedutisi negli anni. Ora con questa acquisizione potrebbe essere ancor di più appetibile in un mercato così altalenante e pazzo com’è quello dell’editoria. La capacità di ridare vita agli autori che si riconosce allo stampatore milanese è comunque forte. "Senza Adelphi non esisterebbe Simenon, almeno con queste dimensioni di successo", si dice in questo contrastato mondo.

L’opera di Philip Roth è cospicua. Nato in New Jersey nel 1933 e morto a New York nel 2018 a 85 anni, Roth aveva in realtà finito di scrivere nel 2010 (Nemesi) travolto da dolori alle ossa. Ma fino alla fine ha costituito un punto di riferimento e di critica notevole. Chi lo voleva premiato con il Nobel – che sarebbe stato meritatissimo – è rimasto deluso (ha vinto tutto il resto, da diversi National Book e Pen/Faulkner, al Pulitzer, al Kafka e all’ultimo Principe delle Asturie, ottenendo infine la Legion d’onore francese), ma tutti i suoi libri hanno comunque sedotto i lettori, fin dall’esordio di Lasciar andare (1962) e poi con Lamento di Portnoy, La mia vita di uomo, Lo scrittore fantasma, Inganno, Pastorale americana, La macchia umana per citarne solo alcuni nei quali i personaggi sono veri e propri suoi alter ego anche in fatto di compulsione sessuale: "In quanto romanziere ho dovuto rivisitare in continuazione la memoria".

Negli ultimi anni Roth aveva affidato a Blake Bailey la sua biografia: "Gli ho chiesto di non riabilitarmi, ma solo di rendermi interessante". Philip Roth, così si chiama il libro, è uscito in Italia nel 2022, guarda caso per Einaudi.

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