I nuovi Subsonica: "Tutti i nostri sbagli? Esserci (quasi) lasciati"

"La band ha iniziato a sciogliersi nel momento in cui si è formata". Adesso energia ritrovata: con un album dal "gusto novecentesco"

I nuovi Subsonica: "Tutti i nostri sbagli?. Esserci (quasi) lasciati"

I nuovi Subsonica: "Tutti i nostri sbagli?. Esserci (quasi) lasciati"

Roma, 13 gennaio 2024 – Il principale nemico dei Subsonica? I Subsonica, naturalmente. "La band che ha iniziato a sciogliersi il giorno stesso in cui s’è messa assieme" secondo una celebre definizione di Boosta, l’uomo dalle tastiere molleggiate. Eppure, il quintetto sabaudo assicura che mai come stavolta la fine dell’avventura gli è apparsa verosimile. Colpa forse degli arcani misteri che si annidano dietro le mura ottagonali di quel Castel del Monte dove sei anni fa hanno presentato 8, l’album che ha acuito le distanze, ma più verosimilmente delle tossine accumulate in quasi un trentennio di strada.

"I Subsonica non sono un’équipe, ma un’entità che compare solo quando ci troviamo assieme", ammette il frontman Samuel dietro un paio di spesse lenti da sole. "Dopo aver traversato ere geologiche, pandemia compresa, ci siamo chiesti se fosse necessario registrare un altro album". Sì, è stato necessario. E il frutto della ritrovata intesa è quel Realtà aumentata che – uscito ieri – restituisce Max, Samuel, Boosta, Vicio e Ninja ai fan.

"Il palco è il nostro elefante nella stanza e 8 l’abbiamo inciso per tornare a fare concerti, anche se frutto di meccanismi individuali e non di attività collettive", spiega Max Casacci, ideologo e chitarrista della band.

"Così, prima di rimetterci in moto, abbiamo capito di dover recuperare lo spirito della prima stagione Subsonica. Con gusto novecentesco abbiamo mantenuto il concetto di album – continua Max –, anche se frattanto il mondo attorno a noi è completamente cambiato rispetto agli inizi". Lavorare alla colonna sonora di Adagio, il film di Stefano Sollima con Pierfrancesco Favino e Toni Servillo, Adriano Giannini e Valerio Mastandrea presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia (che è valso agli eroi di Microchip emozionale il Premio speciale Soundtrack Stars Awards) ha agevolato le cose.

Ninja (al secolo Enrico Matta), motore propulsivo dietro ai tamburi del suono Subsonica, parla di un album identitario con tutti i marchi distintivi della band, anche se calati in una forma espressiva completamente nuova, che sostanzia "la necessità, l’urgenza di rimettersi insieme, ma anche il piacere di fare musica assieme, nella stessa stanza, consentendo alla scintilla di ciascuno di diventare immediatamente quella del gruppo".

Missato da Marta Salogni, bresciana di stanza a Londra con un curriculum in cui spiccano i nomi pure di Bjork e Depeche Mode, Realtà aumentata si avvale delle presenze di Willie Peyote ed Ensi, torinesi come i cinque avventurieri e come quel Davide Rossi che un tempo suonava con gli Statuto e i Casinò Royale, mentre oggi vive a Copenhagen e dirige gli archi per Coldplay, Depeche o Alicia Keys. Suoi quelli di Universo e di un inedito che avrebbe potuto (ri)portare la formazione piemontese in Riviera.

"Al Festival ci siamo proposti... come presentatori, ma non ci hanno presi" butta là Boosta. "A parte gli scherzi, un pezzo l’abbiamo mandato e non è andata. Sanremo d’altronde rimane un posto meraviglioso che non rappresenta, però, tutta la musica di questo paese. Su quante canzoni è stata fatta la scelta di quest’anno? 416? Bene, finché c’è musica c’è speranza".

E in vista c’è anche un tour: partenza il 3 aprile a Mantova al PalaUnical, tappe al Forum di Assago (Milano) il 4, all’Unipol Arena di Bologna il 10 e al Mandela Forum di Firenze il giorno successivo.

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