Martedì 16 Aprile 2024

Homo e Machina: "Sapiens, la sfida delle intelligenze"

Nello Cristianini e la nuova civiltà degli algoritmi "Non capiamo molte cose, ma la paura si può curare" .

Homo e Machina: "Sapiens, la  sfida delle intelligenze"

Homo e Machina: "Sapiens, la sfida delle intelligenze"

Alan Turing, parlando alla Bbc nel 1951, tre anni prima di togliersi la vita, mostrò doti da profeta (o da Cassandra?), prevedendo che un giorno ("entro la fine del secolo", preconizzò) le macchine intelligenti avrebbero "superato le nostre deboli capacità" e aprendo alla possibilità che "le macchine prendano il controllo, nel modo menzionato in Erewhon di Samuel Butler", romanzo distopico del 1872, nel quale a un certo punto le macchine vengono tuttavia sconfitte e bandite per sempre. Le tesi di Turing percorrono tutto il nuovo libro di Nello Cristianini, docente di Intelligenza artificiale all’Università di Bath in Inghilterra. Machina sapiens (Il Mulino) è il racconto in presa diretta della crescita rapidissima delle “macchine intelligenti“ e delle difficili risposte che la specie umana sta cercando di dare, mentre le minacce – a volte reali, altre solo percepite – si intrecciano con autentici misteri e molti nodi da sciogliere.

Professore, Machina sapiens contro Homo sapiens?

"Il fatto nuovo è che da circa un anno siamo in grado di tenere una conversazione decente con un’entità che non è un essere umano: non era mai successo prima. E per tenere questa conversazione, le macchine devono avere anche una buona comprensione del mondo: non è solo una questione di grammatica. Questa conoscenza deriva dall’avere distillato i contenuti di una porzione enorme del web, e di migliaia di libri, collegandoli tra loro. È ovviamente una forma di conoscenza diversa da quella umana. Alla fine dell’ultimo capitolo osservo che il nome che abbiamo scelto per noi stessi è Homo sapiens: questa è la distinzione che vogliamo tracciare tra noi e gli altri animali. Così mi chiedo come reagiremo, se un giorno non saremo più gli unici a fregiarci di quel titolo: Sapiens".

C’è il rischio che Turing si riveli come una Cassandra?

"Alan Turing aveva previsto molti aspetti di questa tecnologia, e molte delle sue idee si sono realizzate, mentre altre suonano come degli avvertimenti. Ma per essere una Cassandra avrebbe bisogno di fare previsioni tragiche e non ascoltate, invece – per fortuna – siamo ancora ben in tempo. Nel 1950 si chiedeva se le macchine avrebbero potuto un giorno superarci, e notava che non c’è alcuna una ragione per ritenerlo impossibile. Il momento giusto per pensare alla regolamentazione legale di un settore come questo è prima che combiniamo un guaio, e per fortuna lo stiamo facendo".

Che cosa non abbiamo capito dell’Intellligenza artificiale?

"Sembra paradossale, perché l’abbiamo creata noi, eppure non comprendiamo bene come funziona. Ma consideriamo questo: il comportamento di ChatGPT dipende dall’interazione tra un algoritmo, creato da noi e ben compreso, con i contenuti del web, generati da milioni di persone, e collegati con quelli di migliaia di libri. Nessuno lo aveva mai fatto prima. Mentre gli insegniamo a svolgere un compito facile – predire le parole mancanti in un testo – questo impara spontaneamente anche altre abilità, come per esempio completare dei semplici sillogismi. Non assorbe solamente conoscenze linguistiche ma anche del mondo. Ecco: la teoria che abbiamo adesso non spiega l’apparire delle abilità emergenti. Osservare un fenomeno nuovo è sempre un bel momento per uno scienziato".

Quali sono i maggiori pericoli legati alle macchine intelligenti?

"Ci sono categorie diverse di rischi, i più semplici riguardano la competizione per alcuni lavori (per esempio nei call center). Poi ci sono i rischi di abuso da parte degli utenti, e quelli da parte dei costruttori: si teme che qualcuno costruisca dei modelli deliberatamente progettati per ingannarci, simulando di avere sentimenti, o per generare disinformazione sui social media. E poi ci sono questioni di copyright – e così via. Insomma, questa è una rivoluzione tecnologica, e dobbiamo risolvere una serie di problemi che possono apparire. Ripeto: stiamo agendo in anticipo, a differenza di quello che abbiamo fatto con l’ambiente. Qualcosa abbiamo imparato".

Che sappiamo degli effetti dell’interazione tra noi e le macchine intelligenti?

"Questo è il primo contatto tra esseri umani ed entità di questo tipo, e la nostra mente non si è evoluta per dialogare con delle macchine. Nell’esperimento svolto lo scorso anno da un’azienda israeliana, il 40% degli utenti non è stato in grado di riconoscere che stavano dialogando con un bot; c’è il caso tragico di un signore belga che si è innamorato di un chatbot; quello del collaudatore di Google che si era convinto che la macchina che stava provando fosse diventata senziente. La risposta psicologica degli esseri umani è un aspetto ancora inesplorato, e una delle molte domande che non si riducono all’ingegneria del software. Questo è un momento in cui rimboccarsi le maniche, e fare scienza".

Che rapporto dobbiamo stabilire con queste macchine?

"È comprensibile avere paura davanti al nuovo e all’ignoto, ma la cura migliore è la conoscenza, è sempre stato così. Prudenza, cautela, ma anche conoscenza. L’importante è sapere che queste cose non sono magiche, si possono comprendere, cominciamo a studiarle: sono convinto che saremo all’altezza della situazione".

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