Domenica 16 Giugno 2024

Gli ottant’anni di Bruno Vespa. Tg, interviste e Porta a Porta. Il giornalismo prima di tutto

L’esordio in Rai 55 anni fa, i trent’anni del suo talk-show più famoso (la settimana scorsa) e ieri le 80 candeline. Dalle drammatiche dirette del sequestro Moro alle innovazioni delle cronache tv e del dibattito politico.

di Pierfrancesco

De Robertis

"Sono entrato per concorso in Rai nel 1968-69, primo tra 23 ammessi su un migliaio di aspiranti". Così Bruno Vespa racconta il suo esordio in Rai, 55 anni fa, e lo fa con orgoglio in occasione delle 80 candeline che ha spento proprio ieri sera, in una singolare concomitanza con il compleanno a cifra tonda della sua creatura più famosa, il programma Porta a Porta (trenta anni la settimana scorsa).

Più di mezzo secolo di giornalismo passato nella stragrande maggioranza nella tv di Stato, con vari ruoli, e che hanno segnato la vita di buona parte del pubblico tv, che fosse quello dedito agli approfondimenti politici, ai tg, alle dirette sui fatti più importanti della cronaca italiana (chi non ricorda le drammatiche dirette durante il sequestro Moro?). Tanti ruoli diversi contraddistinti dal solito stile, dai primi giorni a oggi. Uno stile delle buone maniere e del confronto, che nel tempo ha trovato molte definizioni a seconda di chi le forniva, a volte tenere altre volte meno tenere, che è stato invidiato e molto imitato, e che ha contribuito a rinnovare il genere del talk show, politico e non, innervandolo con elementi più squisitamente legati alla cronaca o che, quando si è rimasti legati alla politica, ha cercato di rendere il palazzo più comprensibile a tutti. A suo tempo in molti si stupirono per esempio dello spazio dato da Porta a Porta a fatti di nera come il delitto di Cogne, e il pensiero va ai famosi modellini in scala, oppure alla politica raccontata con i gesti tipo la famosa firma del contratto con gli italiani di Berlusconi, poi in molti hanno capito che la tv, anche quella seria, non deve limitarsi al palazzo, e allora si è compreso che in molti anni di giornalismo e di Rai il cronista entrato per concorso nel 1969 aveva introdotto non poche innovazioni.

Parlando molti linguaggi, recitando parti diverse, ma conservando – e qui sta il segreto del suo percorso professionale – il senso originale del mestiere da cui tutto è scaturito, il giornalismo. Direttore di Tg, conduttore di programmi, intervistatore di personaggi famosi, moderatore, Bruno Vespa è stato ed è sempre e soprattutto un giornalista, un uomo di mondo che ha sempre saputo come va il mondo, ma che ha capito come l’alto livello professionale fatto di cura del particolare e di verifiche scrupolose è la migliore polizza sulla vita di ogni giornalista. E qui ci permettiamo di raccontare un aneddoto personale, funzionale però al racconto. Era un sabato di autunno del 2012 e il telefono di chi scrive squilla. Era Bruno Vespa. "Scusa Pierfrancesco, ma devo scrivere un articolo sulle regioni e sto attingendo alcune informazioni da un tuo libro. Ci sono alcune cose che non capisco bene, mi puoi per cortesia spiegare?". E giù un quarto d’ora a farsi dire come andavano letti alcuni numeri sugli stipendi dei governatori, a fare ipotesi e raffronti. Una telefonata che qualsiasi praticante di oggi non farebbe mai, limitandosi al massimo – ma proprio al massimo – al cercare sul web qualche tipo di dato anche approssimativo da buttar là al lettore. E che invece fa lui, principe dei giornalisti, a cercare un riscontro.

Questo era ed è Bruno Vespa, un volto familiare per molti, un compagno di insonnie ostinate, ma anche un professionista che ha insegnato e insegna a molti cronisti che il giornalismo è una cosa facile, basta volerlo fare. Essere curiosi, rigorosi, studiare e fare domande, a sé e agli altri. Nel salotto di Vespa sono passati in tanti, ma a tutti, anche ai potenti, Bruno Vespa, con il suo stile, le domande le ha sempre fatte, a differenza di altri che barattano la presenza dell’ospite con la sostanziale assenza di questioni.