La cura di Francesca Fialdini: "Smettiamola di vergognarci. Solo ascoltando i nostri figli li guariremo dall’anoressia"

La giornalista e conduttrice Rai da anni si occupa nelle sue trasmissioni dei problemi dei giovani. Più volte ha affrontato il tema dei disturbi alimentari, ancora poco considerati nel nostro Paese

La giornalista e conduttrice Rai Francesca Fialdini

La giornalista e conduttrice Rai Francesca Fialdini

Roma, 4 gennaio 2024 – C’è molta fame d’amore, anche se a volte non si vuole ammettere, e ce ne dovrà essere sempre di più nel 2024, un anno nel quale tutti speriamo che i problemi adolescenziali di ogni tipo abbiano una risposta e che soprattutto i disturbi alimentari - sempre più in aumento - vengano presi nella considerazione che meritano.

Francesca Fialdini, che cosa le ha dato la trasmissione e che cosa si deve fare per risolvere un problema troppo spesso sottovalutato?

"“Fame d’amore“ mi ha dato quello che doveva darmi. Una bella risposta di un pubblico attento a questi argomenti e magari sensibile perché ha in famiglia un problema di disturbo alimentare. Quello che ritengo necessario è lavorare nelle scuole".

Francesca Fialdini
Francesca Fialdini

Come si può fare?

"Il nostro obiettivo principale, che in alcune circostanze abbiamo già potuto mettere in azione, è aiutare gli insegnanti ad affrontare questi problemi in classe senza fare sentire gli alunni che magari si sentono colpiti come dei perseguitati".

Come ha proliferato il malessere alimentare fra i giovani?

"L’emergenza è esplosa dopo il Covid che ha aumentato sensibilmente il problema fra i ragazzi manifestato sia nei modi sia nei numeri. Dall’altra parte c’è l’incapacità della società in genere di rapportarsi in maniera opportuna con chi ha tali disturbi".

Da dove dobbiamo cominciare per dare risposte serie?

"Chiediamo aiuto perché si usi il giusto linguaggio per recuperare il più possibile la fiducia dei giovani. Ci sono tutti dentro perché per decenni, e possiamo dircelo a voce alta, gli adolescenti non sono stati presi in considerazione né dalla politica né dagli adulti e per questo motivo non si sentono al centro di un progetto".

Non siamo un Paese per giovani?

"Proprio così. La disoccupazione è alta, centinaia di migliaia di ragazzi abbandonano l’Italia e non tornerebbero indietro perché non sentono riconosciuto il loro ruolo nella società".

Nessuno ha alzato la voce per loro?

"L’unico a parlare e a insistere sui giovani è stato Giovanni Paolo II e infatti sono nati i Papa Boys perché dava loro rilevanza e li incitava a vivere la vita pienamente. Qualcuno dovrebbe usare lo stesso linguaggio".

Eppure lei ne parla...

"Riuscire a recepire il disagio giovanile anche nella malattia

psichiatrica e trasmetterlo è una buona notizia. C’è ancora molto lavoro da fare, bisogna capire che non è una vergogna dire: “Mia figlia ha un disturbo alimentare“. Per questo bisogna trovare consapevolezza e una nuova narrazione. Le confessioni fatte in televisione come quella di Fedez aiutano a sdoganare il problema".

Se ne può uscire?

"Bisogna chiedere aiuto a psicologi e psichiatri. Il sistema sanitario pubblico soffre la mancanza di medici: questo deve essere superato perché i ragazzi possano trovare qualcuno che li aiuti a non essere soli. La solitudine, la mancanza di relazioni sociali, fa sentire non all’altezza di ciò che la società chiede".

Qual è il male della società?

"La performance, la competizione: devi essere perfetto, il migliore. I ragazzi ambiscono a diventare velocemente ricchi e famosi a suon di like. Non raggiungere questo scopo li porta a isolarsi, a essere sempre critici verso se stessi".

Come si pone la Francesca donna di fronte a questa che è una ossessione?

"Spesso mi sento incapace di affrontare la situazione anche perché non sono una psicoterapeuta. Io ascolto, lascio che trovino una persona alla quale poter dire tutto senza vergogna e paura di essere giudicati.

Perché quello che soffrono di più è sentirsi fuori luogo".

Quali sono le frasi che le fanno più paura?

"Non valgo niente, non ce la farò mai...".

Di cosa hanno bisogno quindi?

"Di fidarsi e lasciarsi andare. Se riescono a farlo con me che sono una conoscente a maggior ragione dovrebbero riuscirci con un genitore in primis, ma anche con adulti di riferimento, per esempio un professore o un allenatore".

Quale il nocciolo della cura?

"Ascoltarli, metterli al centro dell’attenzione, sospendere il giudizio e dare loro gli strumenti per cercare dentro di sé la forza di realizzare i propri sogni, non i nostri. Io sentivo che era una cosa sulla quale era il momento di interrogarci tutti".

Quale molla ha fatto scattare questo suo desiderio di muoversi in loro aiuto?

"La vicenda della modella Isabelle Caro. Quell’immagine di lei anoressica, ormai spenta, mi pose una domanda che mi faccio ancora: come raccontarlo, come manifestare questa fame d’amore. E la risposta è dare strumenti di conoscenza e di aiuto per di più in un servizio pubblico che deve coprire temi essenziali, come quello delle donne usate e mercificate".

Lei parla spesso di valori: quali sono quelli di oggi?

"Ce ne sono sempre meno. Stare in posa e piacere a ogni costo non è un valore e può dare molti dispiaceri. I disturbi alimentari partono spesso da questo".

La famiglia come sta?

"Secondo me è venuto meno quel senso di autorevolezza che una volta i genitori avevano nei confronti dei figli. Siamo entrati in una società post narcisistica e invece dobbiamo tornare a trasmettere valori collettivi, senso di appartenenza, e non finire in uno scontro ideologico individualista. E insieme riprendersi la famiglia, che non è più un sogno ideale".

In fondo lei è ottimista o pessimista?

"Bisogna sempre essere ottimisti. I ragazzi hanno la password per accedere al futuro e a noi conviene ascoltarli".

E Francesca Fialdini per se stessa che cosa sogna?

"Una cosa molto personale, forse un po’ troppo: che rendessero più facile con una nuova legge adottare un bambino. Purtroppo non è ancora possibile perché sulle adozioni siamo ancora nel passato".

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