Domenica 26 Maggio 2024
ARISTIDE MALNATI
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Eros alle terme romane, ecco i gioielli libertini

Gli scavi nell’antica Britannia imperiale portano alla luce gemme e monili di duemila anni fa con scene e raffigurazioni licenziose

Tre dei gioielli ritrovati durante gli scavi in corso in Inghilterra a Carlisle

Tre dei gioielli ritrovati durante gli scavi in corso in Inghilterra a Carlisle

Roma, 6 febbraio 2023 - Giovanissime e bellissime fanciulle, che incedevano con ammiccante seduzione tra le vasche e le piscine di antiche terme romane; e lo facevano, queste affascinanti “puellae”, quasi sempre senza nulla addosso se non la loro collana migliore, un sottile filo di perle che ondeggiava tra i seni ubertosi di chi lo indossava. Un simile, licenzioso quadretto, già tratteggiato da spregiudicati poeti erotici latini, ad iniziare da Ovidio (43 a. C. - 18 d. C.), trova continue conferme negli scavi archeologici su siti dei primi secoli dell’Impero, città anche grandi che sotto l’egida di Roma hanno avuto floridezza economica ma costumi più libertini.

Da un’indagine archeologica in corso su una cittadella del II-III secolo d. C. vicino a Carlisle (Inghilterra) e non distante dal celeberrimo Vallo (la fortificazione fatta costruire dall’Imperatore Adriano tra il 125 e il 138 d. C.), sono emerse, nell’area dei bagni termali, decine di piccole gemme, perle e gioielli (anche collane intere).

Un gran numero di monili, talvolta di valore e di squisita fattura, che indica il vezzo di giovani fanciulle e di più attempate matrone di frequentare le terme, splendidamente ingioiellate (e probabilmente truccate e profumate in modo vistoso) al fine di aumentare il loro spiccato potere seduttivo. Ed è significativo come una simile prassi sia attestata in un villaggio di una provincia ai margini dell’Impero: ciò evidenzia la penetrazione di certi costumi, diremmo un po’ lascivi, capaci di fare breccia in popoli di per sé assai morigerati (come osserva lo storico Tacito nell’opera Germania, del 98 d. C., celebrativa di popolazioni a torto definite barbariche).

Le piccole gemme ritrovate, anche se un po’ sbiadite da acqua e vapore e poi da quasi duemila anni di oblio, palesano una fattura degna di un orafo contemporaneo: sono spesso istoriate con piccole, ma ancora visibili divinità del ricco pantheon degli dèi del mondo greco-romano.

Splendida è un’ametista incastonata che raffigura Venere mentre esce dalle acque, con seni evidenti e capelli sciolti e selvaggi; vediamo poi su alcuni gioielli raffinatissime immagini di Giove dallo sguardo arcigno, a suggerire un certo rigore morale (un po’ fuori luogo visto il contesto); e un diaspro rosso-marrone con un satiro in atteggiamenti addirittura morbosi, seduto su una roccia vicino a una colonna sacra, evidente rimando al membro maschile; da menzionare infine anelli e ciondoli istoriati con raffigurazioni di Bacco e delle Baccanti, colti nell’estasi etilica e in una “libido” senza freni.

"È l’ennesima, evidente attestazione del disinibito mondo imperiale, che mostra costumi audaci, sempre incline a consumare momenti di godimento e di esuberanza sessuale, non trascurando in questo anche minimi dettagli (i gioielli indossati), che erano chiari segnali di disponibilità a incontri di un certo tipo. E questo, con una certa nostra sorpresa, è ancora più rilevabile ai confini del dominio dell’Urbe, presso popoli in precedenza molto trattenuti": così spiegano gli archeologi inglesi impegnati nello scavo, diretto da Frank Giecco, esperto di Britannia romana.

Dettagli erotici che vengono precisati da altri manufatti, come statuette falliche: un ricco bottino in uno spazio termale ancora ben leggibile, con vasche per bagni e fanghi a volte in coppia, ambienti per i bagni di vapore, piccole sale per massaggi eseguiti da giovani schiavi e schiave ora con vigore ora con leggeri tocchi di mano, solo sfiorando il corpo: un contesto di lussuria che i gioielli da poco recuperati definiscono nella sua concretezza e che le descrizioni di elegie, poemi e trattati erotici ci fanno vedere in azione.

 

 

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