Venerdì 19 Aprile 2024

Equinozio di primavera 2024: significato, tradizione e misteri

Fin dall’antichità l’arrivo della stagione mite è stato celebrato con riti che sono arrivati fino ai nostri giorni

Equinozio di primavera 2024 - Crediti iStock Photo

Equinozio di primavera 2024 - Crediti iStock Photo

L’equinozio di primavera segna l’inizio della nuova stagione dopo i mesi freddi dell’inverno, con temperature più miti e il risveglio del mondo della natura. Non a caso fin dall’antichità erano previsti festeggiamenti e celebrazioni per questa occasione.

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I popoli antichi

Millenni fa, in Mesopotamia, l’equinozio di primavera rappresentava anche l’inizio dell’anno. Nella cultura persiana, ancora ai nostri giorni, la ricorrenza detta Norooz segna allo stesso tempo l’equinozio di primavera e il Capodanno. Sono entrambi momenti dedicati alla preparazione di piatti tradizionali all’insegna della prosperità. In Egitto si teneva una festa, chiamata Sham el Nessim, legata alla fertilità della terra e conosciuta ancora oggi. Lattuga, cipolle, pesci e soprattutto uova venivano offerte alle divinità per propiziarsi i favori celesti. I Celti organizzavano danze in mezzo ai falò e consideravano l’equinozio primaverile come inizio del periodo di luce e unione sacra tra il maschile e il femminile. Ancora oggi il sito neolitico di Stonehenge, è animato da molti riti, in occasione degli equinozi e dei solstizi, ricordando le usanze dei druidi e di coloro che osservavano il culto pagano della Wicca, i wiccan. Per i Greci e i Romani era un passaggio da dedicare alla Grande Madre, divinità ancestrale madre di tutti gli dei, con raccolti agricoli, banchetti, gare e giochi pubblici. Secondo il cristianesimo, l’equinozio di primavera coincideva con il momento in cui era stato concepito Gesù e in base ai calcoli, Pasqua doveva tenersi la domenica successiva al primo plenilunio successivo allo stesso equinozio. Ancora oggi in India e in Turchia rivivono antiche celebrazioni per l’avvento della primaverile, con il fuoco come uno degli elementi centrali di purificazione e risveglio.

In Italia

Nel nostro Paese ci sono diverse tradizioni idealmente legate all’equinozio primaverile. - A Milano è nota la festa stagionale de El tredesin de Marz (il 13 marzo). Secondo la leggenda, in questa data, nell’anno 51 d.C., Barnaba (Giuseppe di Cipro), uno dei primi messaggeri della parola di Cristo nel mondo, giunse a Milano. Mentre Barnaba procedeva, si scioglievano gli ultimi residui di neve e sbocciavano fiori. Entrato nella città, Barnaba piantò una croce di legno in una pietra rituale celtica come emblema dell’opera di evangelizzazione per la popolazione (un cimelio ancora oggi conservato presso la chiesa di Santa Maria al Paradiso del capoluogo lombardo). - A Bergamo alla fine di marzo si organizza La Tiràda di Tòle per cacciare l’inverno e accogliere la primavera. - A Lezzeno, sul lago di Como (sulla sponda lecchese del Lario) e a Cremona si tengono vari falò caratteristici. - In molte parti della Penisola, per festeggiare la fine dell’inverno, in occasione della Festa del papà sono organizzati dei grandi falò il 19 marzo, rituali in cui spesso viene bruciato un fantoccio. Sono i cosiddetti Falò di San Giuseppe. In alcuni casi non si fanno roghi, ma tavole imbandite e altari con carni, arance e frutta secca.

Rituale fai-da-te

Anche se non si può andare a Stonehenge o in altri posti in Italia e nel mondo per festeggiare l’equinozio primaverile, si possono allestire dei piccoli altari votivi e propiziatori anche in casa propria, in solitaria o con gli amici. Alcuni spunti arrivano dal mondo anglosassone e sono descritti anche dalla famosa casa editrice Penguin Books. Per esempio si può fare un cerchio con fiori – meglio se con petali di colori caldi e vivaci – frutti, tra cui agrumi, mele, melagrane, candele, pietre chiare come il quarzo citrino, latte e miele. C’è chi suggerisce di mettere al centro anche una carta dei Tarocchi come la Papessa (saggezza, prosperità, ricchezza) o il Nove di Coppe (abbondanza, riuscita). Prima ancora, si può pulire energeticamente lo spazio dedicato a questo piccolo rituale casalingo bruciando palo santo, salvia o cedro. Altrimenti, basta davvero poco per salutare l’inizio della primavera: - seminando fiori o piante; - facendo pulizie domestiche; - sistemando l’armadio e regalando gli indumenti che non si usano più - facendo una gita o un pic-nic in mezzo alla natura - meditando con un fiore, una pianta o una pietra davanti a sé o un altro elemento – meglio ancora se del regno vegetale – a cui, in qualche modo, ci si sente legati.

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