Effetto wow nella Roma che brilla di dolce vita

di Riccardo Galli Il percorso racconta una Roma che oscilla bene fra il suo passato (unico) e il suo futuro. Il...

Effetto wow nella Roma che brilla di dolce vita
Effetto wow nella Roma che brilla di dolce vita

Il percorso racconta una Roma che oscilla bene fra il suo passato (unico) e il suo futuro. Il percorso ti accompagna in una storia puntellata di ricordi, ma in cui il presente riesce ancora a far vivere i sapori, l’accoglienza, i panorami mozzafiato della tradizione. Il racconto di questa Roma fatta di amarcord, Dolce Vita, e gusti marchiati dall’eccellenza inizia nel salotto dell’Hotel Hassler, ovvero la porta accanto a Trinità dei Monti. Sono passati 130 anni dalla sua fondazione e oggi è la famiglia Wirth, con i gemelli Roberto Jr e Veruscha Bucher a gestirlo e coccolarlo, nel nome del loro padre Roberto. L’Hassler è Roma (basterebbe chiedere a Tom Cruise o magari a Naomi Campbell) e non solo per la location straordinaria. Roma la ritrovi anche a tavola, mixata bene con tutti i gusti del Lazio per sforare – quasi per distrarsi un po’ – in Campania. Nel Salone Eva i menù li firma Marcello Romano. Marchio della casa una cucina schietta, genuina ’vera’ curata nel dettaglio in modo incredibile. Il gusto della cucina trasmette i profumi della città. Ma mai in maniera ingombrante.

C’è tutta Roma davanti all’Hassler, quella Roma che dal Roof Bar e dal ristorante del Rhinonceros ti fa rimanere in silenzio. Ad ammirare. Ascoltare. Vivere. Siamo nel palazzo dell’arte di Alda Fendi ed è qui che la Fondazione Rhinonceros ha voluto celebrare la Grande Bellezza della città eterna. Le foto che accendono le emozioni dal rooftop, che grazie al progetto Manfredi Fine Hotels Collection ha fatto vivere il Rhinoceros Le Restau e Roofbar, sono queste: l’Altare della Patria, il Campidoglio, il Circo Massimo, le cupole di San Pietro e della Sinagoga. E’ tutto lì, a un soffio, quasi in attesa di farsi accarezzare, mentre la cucina celebra perfettamente i piatti romani grazie allo chef Alessandro Marata. C’è la tradizione, in tavola. C’è quello che Roma sa offrirti da sempre. Rivisto e rivisitato con una classe unica. Eccellente. Lo Spaghettone alla carbonara, come il Bottone cacio e pepe al mare fanno correre il palato ai piatti semplici e di sapori autentici che nella filiera (cortissima) della qualità scelta e utilizzata dal Rhinonceros non ha eguali.

Il percorso, la passeggiata in questa Roma di ieri, di oggi e di domani, passa inevitabilmente da Via Veneto. Il Flora Restaurant è lì, ad aspettarti in uno degli alberghi più importanti di quella Via Veneto che ha intenzione di tornare a luccicare, il Rome Marriot Grande Hotel Flora. Qui il concetto di accoglienza (e di sapori in tavola) fa combaciare concetti che altrove striderebbero: è la teoria del "lusso accessibile". Le suggestioni gastronomiche in una location datata dal fascino le propone lo chef Massimo Piccolo, che parte dalla tradizione culinaria della sua terra, la Campania accompagnata da Roma e dai suoi gusti. Due i piatti che il Flora custodisce nei suoi segreti più belli: il carpaccio di gamberi rossi di Porto Santo Spirito e quegli spaghettoni ai tre pomodori che nella loro semplicità illustrano una ricetta che è un’armonia di sapori semplicemente incredibile. Poi ecco le "Tre Romane", la pasta di qui, di questa città, di questa terra, per una cucina che è un viaggio e una coccola per chi vuole scoprire Roma e anche per chi la vive ogni giorno.

Via Veneto, però ha deciso di andare oltre il suo passato. La sua Grande Bellezza. Ed ecco l’affacciarsi con delicatezza e fascino della cultura giapponese. Siamo al ristorante Kohaku, voluto, realizzato e gestito da Sabrina Bai. Già segnalato all’interno della guida Michelin il locale è un viaggio nell’esperienza della cucina kaiseki. Una cucina autentica che è come un’immersione nella cultura di un popolo con una storia millenaria. Kaiseki era il pasto che accompagnava la cerimonia del tè. Kaiseki è un mix di gusti di una raffinatezza eccellente ed essenziale, lontani da luoghi comuni. Ci sono l’alternanza delle stagioni, le temperature che rispettano ogni singola portata per esaltarne le qualità, gli aromi, il gusto. I percorsi di degustazione del Kohakus sono diversi. Percorsi che potremmo chiamare riti con cui sentire il bello della storia del Giappone con contaminazioni tra l’Estremo Oriente e l’Italia.

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