Earhart, i resti nell’Oceano dei misteri. L’ultimo volo di Amelia

La prima donna a circumnavigare il globo su un bimotore scomparve il 2 luglio del ’37. Dopo decenni di ricerche fallite ora un ex pilota ha individuato il relitto dell’aereo nel Pacifico

Amelia Earhart

Amelia Earhart

Roma, 31 gennaio 2024- Volare potrebbe non essere tutto rose e fiori, ma il divertimento di per se stesso vale il prezzo. Quello che ha pagato Amelia Earhart, che ripeteva spesso questa frase, è stato la vita perduta a 40 anni, ma per nulla al mondo, pur fra mille difficoltà, avrebbe interrotto il viaggio che stava compiendo il 2 luglio 1937 per essere la prima donna a circumnavigare il globo ai comandi di un bimotore. Da quel giorno che fine avessero fatto Amelia, il suo copilota Fred Noonan e il Lockheed 10-E Electra è sempre stato un mistero sul quale si è spesso favoleggiato. Ora un ex ufficiale dell’Intelligence dell’Aeronautica americana, Tony Romeo, dice di avere individuato a cinquemila metri sul fondo dell’Oceano Pacifico, cento miglia al largo di Howland Island dove era attesa la trasvolatrice, il relitto, individuato dopo lunghe ricerche da un sonar di profondità che ha fotografato una immagine comunque sfocata nella quale l’ex militare e ora titolare della Deep Sea Vision dice di riconoscere l’aereo, soprattutto dalla coda riconfigurata dalla Lockheed su richiesta di Amelia. Romeo è piuttosto convinto della sua scoperta che al momento gli è costata undici milioni di dollari autofinanziati vendendo immobili e azioni.

“Dovete convincermi – ha sbottato l’ex pilota Tony alla Nbc – che quello immortalato non è un aereo e non è quello di Amelia. Non ci sono stati altri incidenti in quella zona e certo non di un aereo di quell’epoca con quel particolare design della coda". E sulle spese sostenute fin qua ha pure scherzato: "Si tratta forse della cosa più eccitante che farò mai in vita mia. Mi sento come un bambino di dieci anni che gioca alla caccia al tesoro". Ora viene il bello: Romeo continuerà nei prossimi mesi le sue rilevazioni sperando che qualche magnate possa finanziare quella che si prospetta, a 5000 metri di profondità in mezzo al Pacifico, un’operazione di recupero a dir poco complessa.

Nei quasi novant’anni dalla scomparsa di Amelia si sono susseguite una serie di operazioni di ricerca: le prime effettuate dalla Guardia Costiera e dalla Marina Usa durarono circa due anni, costarono molto alle casse federali e non portarono a nulla, tanto che nel 1939 la Earhart e Noonan furono dichiarati ufficialmente morti. Dopo anni di stallo, dall’inizio del Ventunesimo secolo società private come la Nautilus hanno tentato di individuare i resti di Electra, ma senza successo e anch’esse con grandi spese, scandagliando ogni possibile rotta che da Lae, in Nuova Guinea, portasse a Howland, il territorio statunitense a metà fra Oceania e Hawaii dove Amelia aveva fissato l’atterraggio. L’aereo, si racconta, decollò sovraccarico da Lae a mezzanotte del 2 luglio del ’37; alle 7,42 Amelia comunicò al cutter Itasca della Guardia costiera americana: "Dovremmo essere sopra di voi, ma non riusciamo a vedervi. Il carburante si sta esaurendo. Non siamo riusciti a raggiungervi via radio. Stiamo volando a 1000 piedi", quindi a un’altezza di 304,8 metri. Poco più di un’ora dopo, alle 8,53, l’ultimo messaggio: "Stiamo volando in linea nord e sud". La qualità della ricezione è debole, l’aereo probabilmente ha qualche guasto agli strumenti ed è destinato a precipitare. Questa la ricostruzione ufficiale.

Ogni spedizione ha basato il proprio raggio di azione nel braccio di Pacifico fra Howland e l’isola di Nikumaroro nell’arcipelago delle Kiribati. Romeo ha fatto perlustrare 6000 miglia di Oceano con sofisticate apparecchiature e ora canta vittoria. Se quella coda appartenesse davvero al Lockheed 10-E Electra verrebbero cancellate tutte le decine di leggende che sulla sorte di Amelia sono fiorite in questi decenni. E che hanno fatto proliferare letteratura, cinematografia, fumetti e videogiochi a lei ispirati nei quali si suppone persino che fosse stata rapita dagli alieni. Molti, invece, sposarono in quegli anni la tesi che la Earhart e Noonan fossero stati catturati dai giapponesi e convinti con le torture a confessare di essere spie alla ricerca di notizie sulla difesa nipponica nel Pacifico. Alla fine della guerra sarebbero tornati in America con nomi falsi.

C’è stato chi addirittura ha giurato di avere riconosciuto Amelia in tale Irene Craigmile Bolam, ma gli esami forensi lo hanno smentito. Oppure si è detto anche il contrario: non hanno ceduto e sono stati giustiziati. Rimane una sola verità: Amelia e Fred hanno volato in quel 1937 per 35mila chilometri; ne mancavano 11mila per raggiungere Miami quando il sogno è svanito. "Se le donne falliscono – soleva dire la Earhart – il loro fallimento deve essere una sfida per altre donne". E in fondo ha avuto ragione.

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro