Sabato 22 Giugno 2024
DAVIDE RONDONI
Magazine

Donne forti, “figlie dell’oro“. Il romanzo sulla scia di Emily

Il romanzo "Figlie dell'oro" di Flaminia Colella esplora il tema della maturazione e della sofferenza attraverso il richiamo alla poetessa Emily Dickinson. Donne capaci di grazia e sofferenza si intrecciano in un racconto potente e delicato, in cui l'oro simboleggia il valore dell'esistenza.

Donne forti, “figlie dell’oro“. Il romanzo sulla scia di Emily

Donne forti, “figlie dell’oro“. Il romanzo sulla scia di Emily

Mentre si agita ovunque una questione femminile, c’è una donna nell’ombra la cui voce cresce d’intensità. E mentre molti fanno a gara per farsi vedere c’è una donna quasi invisibile che aumenta il suo fulgore. C’è ormai un fattore Emily. Emily Dickinson, la poetessa di Amherst, Usa 1813-1886. C’è anche nella cultura italiana. Appare ovunque. Non le capiterà il destino di Frida Kahlo, ridotta a immaginetta da shopper. Democrazia dell’arte? No, riduzione a spettacolo, commercio. Con la Dickinson è più difficile, è sfuggente, Anche se Netflix ha gia fatto una serie per ridurla agli stereotipi di moda. Ma lei sfugge. E riappare dove non ti aspetti. Per esempio in un romanzo di esordio di una ragazza che, apparentemente, non le somiglia per nulla.

Ci sono libri fiume, libri aria, libri ferro. E libri ardenti. Uno è questo, di Flaminia Colella, edito da La Lepre, Figlie dell’oro. Chi sono ? E cosa è l’oro di cui si parla? E perché tra queste pagine, come guida, ospite compare lei, Emily Dickinson? Il libro, attualissimo, racconta di una maturazione rischiosa fino alla morte, in un contesto di rapporti – la nonna meravigliosa e strana, un nonno psichiatra genio e tremendo, un amore struggente, figure di donne su diversi piani del tempo – e di difficoltà tipiche della nostra epoca: nevrosi, difficile accettazione della morte, del corpo, dell’amore. La scrittrice, romanziera e poetessa, conduce il gioco narrativo ed epistolare con stile forte e lieve. Si muove tra cliniche, fari, oceani, vie di Roma e visioni sicule con una efficacia in un certo senso micidiale.

Chi sono le figlie dell’oro? In una sua poesia, la Dickinson dice: "Mi fu dato dagli Dei /quand’ero bambina /ci fanno più regali – sai /appena arrivate- e piccole". La ragazza del romanzo della Colella cresce con questa “differenza“ ma deve metterne a fuoco il senso, e che cosa sia l’oro in tutta la sofferenza che incontra e vive, a volte tremenda. C’è l’oro nella nostra vita? Nelle confusioni e nonostante gli abissi? Cosa rende preziosa l’esistenza, la sua riuscita secondo certi modelli, o un dono?

La più mistica e segreta delle voci americane di poesia (che non a caso affascinò Margherita Guidacci a Silvio Raffo a Giovanna Sica a Silvia Bre, Giuseppe Ierolli, per dire alcuni recenti traduttori e estimatori) continua a correre con quell’oro tra le dita, enigma nel tempo della perdita di ogni valore e di ogni fulgore che non sia artificioso. "Lo tenevo nella mano /mai lo posavo /non osavo mangiare né dormire /per paura che sparisse /sentivo parole come “ricca” /quando correvo a scuola /da labbra agli angoli della strada /e trattenevo un sorriso.(...) / Ero Io ricca/ a prendere il nome dell’oro /e a possedere l’Oro in solide barre /La differenza mi rendeva forte". Nel romanzo il ritratto della protagonista e delle altre “figlie dell’oro“ colpisce a ogni pagina. Donne capaci di una sofferenza e di una grazia immani e feriali, offerte con levità. Poi sguardi maschili che escono dalla nebbia e sanno vedere, e luoghi potenti e sbalorditivi – come i natii colli romani dell’autrice, vicina di casa, per così dire, di altri narratori forti come Picca e Mencarelli e però tutta diversa. Lì la Dickinson ha trovato un’altra sorella.