Cos’è la friendship recession e perché abbiamo sempre meno amici

La pandemia ha accelerato un fenomeno sociale di isolamento crescente che è nato qualche tempo prima per diverse ragioni

Cos’è la friendship recession  - Crediti iStock Photo

Cos’è la friendship recession - Crediti iStock Photo

Siamo la media delle cinque persone che frequentiamo più spesso, secondo l’imprenditore Jim Rohn. Ma cosa succede se continuiamo a vedere e a sentire sempre meno persone, e se così la cerchia delle nostre amicizie più strette si restringe ogni mese? Non è una mera questione di selettività, che peraltro, se è ponderata e misurata, ci aiuta a scegliere di chi poter fidarci. È qualcosa di diverso, che va oltre. Negli ultimi tempi, si è andato delineando un fenomeno che è stato denominato friendship recession, letteralmente la recessione dell’amicizia. Un’espressione, quest’ultima, che ha usato in primis un’analisi dell’American Perspectives Survey. L’indagine citata ha evidenziato che, dagli anni Novanta a oggi, la percentuale di uomini e donne che dichiarano di non avere amici intimi e fidati nella propria vita è praticamente quintuplicata. Il campione di riferimento era quello statunitense. Ma anche nel resto del mondo le cose non erano e non sono poi tanto diverse.  

La pandemia

Le ragioni e le dinamiche che hanno portato alla friendship recession sono diverse. La linea di separazione molto marcata tra un prima e un dopo l’ha segnata, come accennato, la pandemia, che ha portato le persone a passare molto tempo in casa e a non vedere nessuno, a volte nemmeno i propri cari, se le condizioni sanitarie lo richiedevano. Il tempo del Covid e dei lockdown ci ha permesso, nel bene e nel male, di riflettere sui nostri rapporti, di capire quali tra essi si trascinavano stancamente, magari per la forza dell’abitudine o per il timore di restare da soli, ma non sulla base di una reciproca condivisione e voglia di stare insieme.

Vite fuori sede

È però vero – hanno fatto notare vari psicologi, sociologi e altri esperti – che i fattori che hanno inciso sulla friendship recession sono anche altri e alcuni affondano le loro radici anche nel periodo precedente alla pandemia. Basti pensare al numero crescente di coloro che, nell’ultimo decennio, si sono spostate dalla propria città o dal proprio Paese natale per motivi di studio o di lavoro. Nel frattempo i prezzi esorbitanti per gli affitti, nei contesti urbani e metropolitani, ha causato magari successivi trasferimenti, dai centri alle periferie. Gli orari di lavoro sono sempre più dilatati. O c’è chi, in condizioni precarie, è costretto a svolgere più mansioni per provare a sbarcare il lunario. Tutto questo non agevola la vita sociale. I rapporti con gli altri vanno coltivati. E per questo occorrono la giusta motivazione, ma anche tempo e risorse a disposizione.

Nuove abitudini

Il digitale sta prendendo sempre di più il sopravvento, per quanto riguarda le modalità di consumo e di fruizione dei prodotti audiovisivi. Ma basti pensare anche allo smart working e agli allenamenti fitness casalinghi. Cambiamenti dello stile di vita che presentano pro e contro, certamente, ma che non facilitano né promuovono la socializzazione. È per questo che, come suggeriscono sempre alcuni esperti, bisognerebbe darsi degli appuntamenti fissi settimanali fuori casa – al ristorante, al cinema, in palestra, al campo sportivo… – per il piacere di ritrovarsi con gli amici del cuore e, perché no, fare nuove conoscenze.

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