Venerdì 21 Giugno 2024
EVA DESIDERIO
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Corsetti e (ri)corsetti storici: torna il bustier

Rigido e “invalidante“ nel Settecento, abolito da Coco, riportato in auge negli anni ’80, quello in vista spopola adesso tra le giovanissime

Corsetti e (ri)corsetti storici: torna il bustier

Corsetti e (ri)corsetti storici: torna il bustier

Frugano come prese da un raptus a caccia del loro feticcio preferito: il corsetto, che a Parigi chiamano tutti bustier, capo icona mai tanto attuale e desiderato dalle adolescenti come oggi. Ed eccole le fanciulle in fiore che si tuffano nelle scatole dei negozi del vintage in tutto il mondo o frugano nei cassetti delle nonne o sui banchi dei mercati, spesso accontentandosi solo di una austera pancera buona per essere customizzata. Li sognano e li bramano per sfoggiarli sulle loro timide forme, magari con un jeans sdrucito. Una moda? No, meglio un sentire, una voglia di riappropriarsi da sole del loro corpo, sottolineando quel punto vita che il genderless e l’over hanno fatto sparire. Non sono sole: anche i ragazzi non sono da meno e vanno giù forte di fasce elastiche da mal di schiena sotto le t-shirt. Qualche cantante docet.

Ora una mostra fino al 30 aprile, nella boutique parigina di Vivienne Westwood (che dall’8 maggio andrà a Londra), regina incontrastata dei corsetti più belli e più magicalmente sexy, riporta alla ribalta, osannando questo indumento, che da intimo si fa esibito, nei secoli mai domo, nonostante il Liberty, gli anni Venti, il dopoguerra da Poveri ma belli con l’esaltazione solo del reggiseno e il travolgente mondo dello streetstyle, che sembravano averlo messo da parte.

E invece no, torna con prepotenza ad affermare il suo dominio sensuale come visto su Naomi Campbell a 51 anni sulla passerella di Alexander McQueen by Sarah Burton un mese e mezzo fa, e un po’ in tutti i backstage. Trionfo ineluttabile alla prima sfilata parigina di Andreas Kronthaler, lo stilista austriaco vedovo di Westwood, con il corsetto sugli allori, per lei e per lui, con la stessa carica di allegra trasgressione anche indosso a Cora, la bella nipote della stilista inglese regina del punk. "Vivienne voleva che bruciassimo le stecche di balena per infilarle meglio nei bustier di seta, quelli con le stampe riprese dai quadri di Boucher", racconta Rosita Cataldi che nella sua azienda a Prato, lo Studio Cataldi Group, per trent’anni ha lavorato con la grande creativa realizzando i modelli più straordinari ora conservati in un meraviglioso archivio. E sono suoi anche gli ultimi modelli per Andreas.

Origini lontane, da Creta con la Dea dei serpenti solo per fare un esempio, e poi Caterina de’ Medici che dopo l’acqua d’iris e i guanti di pelle, porta alla corte di Francia anche il corsetto che indossava lei stessa, stretto e allungato sotto i vestiti. Nel Settecento l’apoteosi col busk, elemento rigido di metallo o di legno o di avorio, a stringere vita e sterno fino a soffocare le dame, imbellite sì nelle forme ma costrette a una vita d’inferno. Addolcita dalle stecche di balena o di vimini nell’Ottocento e dalla chiusura a nastri o a gancini come nel corsetto candido di Rossella O’Hara in Via col vento e in tutti i ritratti delle nobildonne di Giovanni Boldini, coi seni strizzati e sorretti da rose d’organza.

Poi piano piano arriva l’oblio con Paul Poiret prima e Coco Chanel poi che con la giacca dritta del tailleur sotterra il corsetto. "La vera eleganza – dice Mademoiselle Chanel – non può prescindere dalla piena possibilità del libero movimento". Fino agli anni Ottanta e Novanta, a Thierry Mugler, a Dolce e Gabbana con Isabella Rossellini e Cindy Crowford in passerella con una rosa rossa sulla guepiere nera, con Gianni Versace, con Jean Paul Gaultier che fa roteare i seni a punta di Madonna nei corsetti color nude. Immagine cult, insuperata. Di trionfo in trionfo fino ad oggi col cinema e le indimenticabili dive prosperose e sexy come Sophia Loren, o le tante rockstar in concerto. E le serie tv che incalzano: a Cannes si aspetta l’esibizione gracile e seducente di Lily-Rose Depp, 24 anni e clone di mamma Vanessa Paradis, in The Idol serie scandalo di Sam Levinson, per mettere il sigillo su questo sentimento del bello che strizza il corpo e lo esalta, che contagia tutte le donne, quelle giovanissime che se lo possono permettere e quelle non più in età che lo bramano e lo sognano.