Lunedì 17 Giugno 2024
CLAUDIO CUMANI
Magazine

Cinema in crisi? Il pubblico torna a teatro

"In questa stagione presenze superiori al pre-Covid". I record del Manzoni di Milano guidano la rinascita. .

Cinema in crisi?  Il pubblico  torna a teatro

Cinema in crisi? Il pubblico torna a teatro

di Claudio Cumani

Tempo fa in galleria Manzoni, nel pieno centro di Milano, c’erano un cinema, alcuni negozi, un night club e un teatro. Nel corso di undici anni tutte le attività hanno chiuso tranne una: il teatro. Perché? "Perché – spiega Ernesto Mauri – quello è il posto della partecipazione, lo spazio dove applaudi, ridi e ti emozioni insieme agli altri, insomma il luogo della liberazione". Mauri, già amministratore delegato del Gruppo Mondadori, è dal maggio 2021 presidente del teatro Manzoni, struttura privata di proprietà Fininvest da sempre considerata un “salotto“ del capoluogo lombardo. E la fotografia dello stato di salute di quel palcoscenico è in qualche modo emblematica per ragionare sul rilancio dei teatri italiani dopo la pandemia. Ovvero su quel fenomeno percepito sia dagli addetti ai lavori che dal pubblico che pare muoversi in controtendenza rispetto all’andamento delle sale cinematografiche definite unanimemente in crisi.

Dottor Mauri, come stanno andando le cose?

"Il Manzoni in questa stagione sta registrando un tasso di riempimento superiore a quello degli anni pre-pandemici. Siamo attorno al 90% e alcuni spettacoli sono andati esauriti ancora prima del debutto. La gente, dopo essere rimasta tappata in casa per due anni, ha bisogno di liberarsi. E lo fa grazie al rapporto diretto che solo il teatro può offrire. C’è bisogno di fuggire al senso di angoscia provocato da guerra, terremoti, tragedie migratorie".

Se il teatro ride, perché il cinema piange?

"Credo che la ragione principale della crisi stia nel proliferare delle piattaforme. Un tempo le reti tradizionali mettevano a disposizione un’offerta limitata di film ma oggi c’è solo l’imbarazzo della scelta. Noi non dobbiamo però abbassare la guardia. I teatri per convincere la gente a uscire devono garantire un intrattenimento intelligente e divertente".

Si dice che a teatro ci va soprattutto un pubblico maturo. Come si fa a portare i ragazzi?

"Bisogna lavorare sulla programmazione per arrivare a un pubblico giovane e trasversale. L’esempio dell’ultimo festival di Sanremo è illuminante: quanti telespettatori ha convogliato davanti al piccolo schermo un personaggio come Chiara Ferragni? In generale è il passaparola a portare pubblico. Dove c’è passaparola c’è qualità".

Lo Stato deve aiutare anche i teatri privati?

"Nel nostro caso non abbiamo sovvenzioni e vogliamo offrire intrattenimento alla città. Continuiamo nel solco di una tradizione lunga quei 150 anni che abbiamo appena festeggiato. Certo, le realtà sono diversificate. Altri teatri privati puntano sulle produzioni".

Ci sono state polemiche sul teatro in tv. Che ne pensa?

"La caratteristica millenaria del teatro è ovviamente quella di agire dal vivo. Detto questo, penso che la tv sia uno strumento utilissimo alla divulgazione, visto che entra nelle case di tutti. E penso che di spettacoli teatrali in generale si dovrebbe parlare di più".

I teatri per sopravvivere devono varare nuove iniziative?

"Assolutamente sì, non si può lavorare soltanto di sera mantenendo una struttura vuota tutto il giorno. Penso a presentazione di libri, dibattiti, iniziative commerciali".

Ha dichiarato che il futuro è nella cultura. Ne è ancora convinto?

"Più che mai. La cultura è un indicatore importante della società e più la gente va a teatro e al cinema, legge libri e vede mostre più la collettività è avanzata. Per questo non si possono tagliare i fondi: una società evoluta è quella che più spende in cultura".