Giovedì 25 Luglio 2024
COSTANZA CHIRDO
Magazine

“Chinatown” compie 50 anni. In arrivo la serie prequel diretta da Fincher

La storia paradossale della sceneggiatura da Oscar di Robert Towne e lo scontro con Polanski sul finale

Jack Nicholson in "Chinatown", diretto da Roman Polanski (Paramount Pictures, 1974)

Jack Nicholson in "Chinatown", diretto da Roman Polanski (Paramount Pictures, 1974)

Londra, 25 giugno 2024 – Tra i primi venti della classifica dell’American Film Institute dei migliori cento film americani di sempre, “Chinatown” di Roman Polanski ha celebrato di recente i 50 anni dalla sua prima proiezione, il 20 giugno 1974. In un’intervista per Variety, lo sceneggiatore Robert Towne ha parlato della serie prequel in arrivo su Netflix, scritta da lui e diretta da David Fincher.

Il film neo-noir scritto da Towne, candidato a 11 Oscar e premiato come miglior sceneggiatura, ha una storia molto particolare. Acclamato da spettatori e critica, interpretato da Jack Nicholson e Faye Dunaway, è considerato una pietra miliare della storia del cinema. La storia si svolge nella Los Angeles di fine anni ‘30, dove il detective J.J. “Jake” Gittes viene assunto da una donna che si presenta come la signora Evelyn Mulwray per investigare sulla presunta infedeltà del marito. Pedinando Hollis Mulwray, l'ingegnere che dirige il Dipartimento per l'acqua e l'energia elettrica di Los Angeles, il caso di Jake si trasforma presto in qualcosa di molto più grande.

Cospirazione, potere, manipolazione delle risorse idriche di un’intera città: la sceneggiatura di Towne è stata ampiamente lodata per la sua struttura intricata, i colpi di scena e i dialoghi incisivi. Eppure tale sceneggiatura ha una storia altrettanto intricata. Nel primo capitolo del libro “La formula perfetta: Una storia di Hollywood” (Adeplhi, 2004), David Thompson racconta come le prime versioni dello script di Towne – proprietà della Paramount dopo che Robert Evans aveva comprato la storia per 25.000 dollari – erano troppo complesse anche per i maggiori sostenitori dello sceneggiatore. La collaborazione tra Towne e Polanski per portare il film sullo schermo si rivelò ancora più complicata, e decisiva fu il loro confronto per quanto riguardava il finale. La storia di Towne aveva un lieto fine che per Polanski non funzionava. Così la sera prima di girare le scene finali, il regista le riscrisse a modo suo, e Towne, non avendo il diritto d’autore sulla storia, oltre a infuriarsi non poté farci niente. Nonostante sia stato proprio il tragico epilogo a rendere il film un cult del cinema americano, Towne era convinto e intransigente sul fatto che la sua versione sarebbe stata migliore. Solo negli anni successivi fu costretto ad ammettere che forse non era così.

Adesso, a quasi 90 anni, Towne è tornato a “Chinatown” con Fincher, attraverso una serie che esplora i primi giorni da detective di Gittes e gli eventi che lo hanno trasformato nel personaggio cinico del film di Polanski. In particolare, la sceneggiatura esplora la relazione tra lui e il collega ufficiale Lou Escobar – interpretato da Perry Lopez nel film del ‘74, e più un ostacolo che un supporto per Gittes. La serie Netflix, non ancora realizzata, non sarebbe la prima continuazione di "Chinatown" per Towne. Un sequel, "The Two Jakes," era stato scritto dallo sceneggiatore e diretto da Jack Nicholson, anche se al momento dell’uscita nel 1990 non riscosse molto successo, soffocando ogni entusiasmo per un possibile terzo capitolo della storia.

Sceneggiatore da tutta la vita, Towne ha visto l'industria cinematografica trasformarsi dalla Nuova Hollywood allo streaming: “Il pubblico si è abituato alla magia del cinema, non si incanta più così facilmente  – ha detto a Variety – Ma la narrazione non si ferma semplicemente perché una cultura utilizza sistemi diversi”.