Lunedì 22 Aprile 2024

Capotondi-Hack: "Margherita, donna libera"

L’attrice protagonista del film tv dedicato all’astronoma "Controcorrente fin da bambina, esempio per tutte".

Capotondi-Hack: "Margherita, donna libera"

Capotondi-Hack: "Margherita, donna libera"

La scienza non è materia per donne oggi, figurarsi in passato. E allora com’è stato possibile che una donna nata a Firenze nel 1922 e cresciuta durante il fascismo, Margherita Hack, sia diventata una grande scienziata, un’astrofisica di fama mondiale? Cerca di dare una risposta a questa domanda Margherita delle stelle, film tv liberamente ispirato a Nove vite come i gatti della stessa Hack e di Federico Taddia, in prima serata su Raiuno martedì 5 marzo. Diretto da Giulio Base e con Cristiana Capotondi protagonista, racconta Margherita bambina e poi ragazza, fino al matrimonio con Aldo De Rosa e alla nomina, nel 1964 – prima donna a ottenere un incarico del genere in Italia – a direttrice dell’Osservatorio astronomico di Trieste, città dove è poi morta, a 91 anni, nel 2013. Una prova bella e difficile per Cristiana Capotondi, che ha dovuto anche imparare a parlare con cadenza toscana, come Margherita Hack, e a muoversi come lei.

Cristiana, un ruolo impegnativo?

"È stato bello, un viaggio verso le stelle. Credo che la vita di Margherita Hack sia una metafora della nostra vita perché, come dice lei in una battuta, è importante puntare la stella giusta, ovvero indirizzare le nostre energie verso ciò che riteniamo più connaturato alle nostre qualità. Credo che Margherita Hack abbia puntato la stella giusta, non solo perché ha studiato le cefeidi, facendo una grande scoperta scientifica, ma anche come donna, perché non si è sottratta alla forza, anche dolorosa, che le è stata impressa dall’educazione familiare".

Un’educazione ricevuta da due genitori speciali, atei, antifascisti. E anche vegetariani.

"Un’educazione familiare assolutamente controcorrente, per cui Margherita bambina era diversa dalle sue compagne di scuola, nel modo di comportarsi come nel vestire. Ma poi, essere una donna libera, con le proprie idee, per Margherita significherà anche stimolare le altre donne a fare come lei, ad avere proprie opinioni e a studiare, anche la sua materia".

Materie scientifiche, e non solo l’astrofisica, poco frequentate dalle donne, allora ma ancora oggi.

"Come imprenditrice del terzo settore, lavoro con molte fondazioni che si occupano di promuovere le materie Stem. C’è un dato che accomuna le giovani donne italiane: fino ai 16 anni molte ragazze esprimono il desiderio di studiare le materie scientifiche, dopo si ‘dirottano’ verso le materie umanistiche. Non credo che dipenda da un repentino cambio di gusto. Penso piuttosto che non riescano a immaginare come potrebbero conciliare una vita personale appagante, con una carriera da scienziato. Forse anche perché il nostro paese ci mette nella condizione, per poter diventare un grande scienziato, di dover andare all’estero, come è stato anche per Margherita Hack".

Anche lo sport è stato importante nella formazione di Margherita Hack, che gareggiava in varie discipline dell’atletica per il Giglio Rosso di Firenze.

"In un’epoca in cui l’ambizione per le donne era considerata non elegante, grazie allo sport ha imparato che il desiderio di vincere, se perseguito rispettando le regole, è assolutamente legittimo".

Oltre alla stella giusta, aveva trovato anche un compagno di vita giusto.

"Quello che leggiamo oggi sui giornali è una carneficina. Non c’è amore, non c’è complicità. Aldo ha avuto la forza di proiettare se stesso in Margherita e il percorso di lei, è diventato anche il suo percorso".

Cosa conserverà di questo ‘incontro’ con Margherita Hack?”

"La consapevolezza, da neogenitore, che molto di quello che faranno i nostri figli, si determina nei primi anni di vita. E quindi provo un grande senso di responsabilità, e di spavento".

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