Giovedì 11 Luglio 2024
ANDREA SPINELLI
Magazine

Vinicio Capossela a Umbria Jazz con il suo primo album: "Ho riscoperto Camera a Sud"

Trent’anni dopo il “cantautore mannaro” riapre quel fortunato capitolo della sua discografia: “Erano canzoni sull’umano, oggi preme l’attualità"

Vinicio Capossela, 58 anni

Vinicio Capossela, 58 anni

Perugia, 11 luglio 2024 – Era l’autunno del 1994 e negli aristocratici saloni dell’Hotel Royal Monceau di Parigi un imbarazzato Vinicio Capossela presentava alla stampa d’oltralpe Camera a Sud, suo primo album “d’exportation” che da lì a tre mesi l’avrebbe portato sul palcoscenico del Theatre de la Ville. E trent’anni dopo il “cantautore mannaro” riapre quel fortunato capitolo della sua discografia sul palco di Umbria Jazz, per salirsene nuovamente sulla giostra di Zampanò domani nel concerto d’apertura di questa sua 47ª edizione. "D’estate a Umbria Jazz avevo suonato solo nel 2001 con il repertorio di Canzoni a manovella assieme a Marc Ribot" racconta Capossela, che nel cartellone del festival perugino è affiancato, fra gli altri, da Lenny Kravitz, Raye, Cha Wa, Brad Mehldau, Hiromi, Lizz Wright, i Toto, Somi, Fatoumata Diawara, Roberto Fonseca, Chucho Valdés, Nile Rodgers, Veronica Swift, Djavan. "Sono tornato due anni fa, ma ad Umbria Jazz Winter e quindi tutt’altro contesto. L’interessante è che le canzoni di Camera a Sud appartengono al periodo in cui studiavo gli standard e quindi nella scrittura hanno una certa attinenza coi mondi presenti sul palco di un festival jazz".

Ha eseguito integralmente quel disco di trent’anni fa, col titolo Vecchi tasti, solo a Bollate, Perugia e Otranto, mentre il resto del tour estivo è focalizzato sulla rivisitazione di Tredici canzoni urgenti.

"C’è una strana coesistenza fra le tredici canzoni di Camera a Sud e le tredici di quest’ultimo. Due raccolte di canzoni nate in contesti storici e personali molto diversi che però trovano modo di interagire. L’urgenza del disco più recente nasce da quella dei tempi; una volta si poteva parlare del presente in maniera allegorica, mentre oggi l’attualità necessita di liriche esplicite".

Negli anni Novanta c’era più voglia di astrazione.

"Beh, Camera a Sud trattava temi personali, dell’umano, di quella fase della vita in cui, per citare Conrad, la gioventù varca la linea d’ombra per caricarsi sulle spalle il peso della responsabilità. Il peso di quell’ombra".

E lei come si sentiva?

"Stavo per attraversare la linea, tant’è che quel disco è stato forse il momento più compiuto dell’avventura umana e professionale col mio produttore e manager Renzo Fantini. Quando ripenso a lui mi viene in mente la definizione che Charles Bukowski dà del suo editore John Martin: è stato come quando Mr. Rolls ha incontrato Mr. Royce".

Figure importanti e rarissime.

"Già, che valorizzano, completano, il lavoro di un artista. E gli fanno da tramite col mondo. Ecco perché la serata di Perugia è dedicata a Sergio Piazzoli, promoter e amico che ricordo con questo concerto a Umbria Jazz nel decimo anniversario della scomparsa".

In Camera a Sud c’è pure la memoria artistica di artisti come Jimmy Villotti, Marco Tamburini, Naco, Rudy Trevisi.

"Sì, ma questa riproposizione è innanzitutto l’omaggio a un vivente quale Antonio Marangolo, arrangiatore dell’album originale e, per motivi personali, maggior defezione di questo spettacolo. Fu lui l’anima musicale del disco. Eseguirlo integralmente con una formazione ampia mi aiuta ad evidenziare la bellezza di arrangiamenti davvero speciali. Sul palco avremo pure un fratello del bebop quale Piero Odorici, e Richard Galliano, protagonista del set d’apertura e poi con noi per un paio di brani tra cui Modì".