Lunedì 17 Giugno 2024
GIOVANNI BOGANI
Magazine

Cannes, mezzogiorno di queer: nel West con Almodóvar

Il maestro spagnolo porta al Festival, tra gli applausi, il cortometraggio con due cowboy alla John Wayne. Che si amano appassionatamente

Ethan Hawke e Pedro Pascal

Ethan Hawke e Pedro Pascal

“Si sono visti western queer, ma in nessun western si sono visti due uomini rifare il letto!". I due uomini che rassettano e tirano le lenzuola sono Pedro Pascal e Ethan Hawke, nel film Estraña forma de vida (Strange Way of Life), il cortometraggio di 30 minuti che Pedro Almodóvar porta a Cannes. Un western queer, in cui due sex symbol hollywoodiani "macho", Ethan Hawke e Pedro Pascal, si scambiano sguardi pieni di desiderio, baci orgiastici sotto zampilli di vino rosso, amplessi in camera da letto. Ed è un trionfo.

Un applauso enorme, nella sala Debussy, saluta al suo arrivo il regista della Mancha, che a suo modo è un West spagnolo. E un applauso ancora più enorme, interminabile, saluta il regista alla fine della proiezione, tutti in piedi, un misto fra divertimento, commozione e affetto per Pedro e il suo cinema. Ed è un misto fra melodramma, storia romantica e western "teatrale", con molti interni e poche lande sconfinate, questo film. Più Douglas Sirk che John Ford, verrebbe da dire, anche John Ford si sente. C’era già stato Brokeback Mountain a raccontarci di due cowboys che si amano; c’era stato Il potere del cane di Jane Campion, con il suo cowboy rude ma scosso dall’amore gay. "Questa però è la prima volta che, dopo l’amplesso, si vedono due cowboy rifare il letto!" dice Almodóvar.

“Perché un cortometraggio? È il bello di avere successo: puoi scegliere. Non volevo fare una serie, non volevo fare un film. Volevo fare proprio questo!", racconta, allegro, parlando un po’ in spagnolo, un po’ in inglese. "Io non volevo fare un western spaghetti, non volevo imitare Sergio Leone: volevo fare un western classico, ma che parlasse del desiderio fra due cowboy. Nel western classico non si parla mai di desideri fra uomini. L’ho fatto io". Ed è come se avesse portato in scena un amore gay vissuto, lungo i sentieri selvaggi, le ombre rosse e i mezzogiorni di fuoco del vecchio mito americano, tra John Wayne ed Henry Fonda.

“Ho scelto Ethan Hawke perché è un attore versatile, può essere accogliente ma anche autoritario. Ha un aspetto che può essere freddo, distante, ermetico e segreto, ed è quello che volevo, in confronto a Pedro Pascal, che nel film è quello con i sentimenti più aperti, quello che non si vergogna del desiderio che prova". Ethan Hawke, a Cannes al fianco di Almodóvar, gli fa eco: "Quando ho ricevuto una mail con cui Pedro mi invitava a partecipare il suo film, e mi mandava il copione, ho pensato: “Ma allora qualcosa di buono devo aver fatto nella vita, per meritare questo!“. Lavorare con Pedro significa abbandonarsi a un regista che ha cura di ogni dettaglio. A te non resta che recitare, e dare il meglio".

“Nei miei film precedenti mostravo scene di sesso esplicito", dice Pedro. "Ma qui ho voluto mostrare in altro modo il desiderio e il piacere. Un po’ come nei film noir degli anni ’50. Qui gioco con l’immaginazione dello spettatore". E quando chiedono a Hawke come si sente a essere l’oggetto del desiderio di Pedro Pascal – in questo momento il sex symbol hollywoodiano più amato da signore e ragazzine, ma assente sulla Croisette – Ethan risponde: "Beh, è sempre bello essere desiderati! Non mi sembra un problema…". E il pubblico applaude. Poi si mette anche a immaginare un sequel: gli vengono in mente situazioni a raffica, tutto quello che può accadere dopo l’ultima inquadratura. Ma niente spoiler.