Sabato 15 Giugno 2024
ANDREA SPINELLI
Magazine

Bono Vox: "Mio padre mi ha amato solo grazie a Pavarotti"

Bono si racconta a Napoli, al teatro San Carlo: poche canzoni, molte storie di vita, dubbi e dolori. E nel finale intona “Torna a Surriento“ .

Bono nel Surrender Tour: il rocker ha compiuto 63 anni il 10 maggio

Bono nel Surrender Tour: il rocker ha compiuto 63 anni il 10 maggio

Napoli, 15 maggio 2023 – Come dice lo striscione che inneggia al terzo scudetto bianco azzurro in Corso Umberto I a Napoli "È succies’". È successo pure che in un’umida notte di maggio, mese cruciale già di suo per la canzone partenopea, l’irlandese più famoso al mondo abbia voluto raccontarsi tra i fregi e i velluti del San Carlo. L’ha fatto sabato scorso tirando fuori tutto il Bono Vox che gli si agita dentro, senza trascurare il Paul David Hewson che da quarant’anni lo guarda sottecchi divincolarsi sui palchi col suo istrionismo contagioso. Materia buona per un romanzo di Louis Stevenson (o la cartella clinica di un bravo analista) che l’uomo di One ha provato a ordinare lo scorso autunno nelle 696 pagine dell’autobiografia Surrender: 40 canzoni, una storia, diventata ora un evento teatrale in bilico tra il reading e il concerto, approdato dopo un breve tour giunto nel più antico teatro lirico al mondo.

"L’opera è sempre dietro l’angolo" ricorda il frontman degli U2 nel suo memoir e a quel melodramma è legato il complesso rapporto col padre sviscerato dalla storia scritta, cantata e recitata spaziando da With or without you a Vertigo a Sunday bloody sunday, Pride (in the name of love), Where the streets have no name, Desire, Beautiful day coi colori di Kate Ellis al violoncello, Gemma Doherty all’arpa e del produttore Jacknife Lee a computer e percussioni.

"Ma mio padre era un tenore, ma non ha mai sostenuto le mie ambizioni di cantante" ha raccontato l’affabulatore dublinese a una platea in cui sedevano pure il dj e producer Martin Garrix, l’ex campione del mondo Marco Materazzi, quello inglese Peter Crouch, l’attore Francesco Di Leva, il ministro Gennaro Sangiuliano, Nicoletta Mantovani e Alice Pavarotti. "La domenica ci trovavamo al Finnegan’s, il nostro pub. Lì c’era una stanza, la Sorrento Lounge, dove rimanevamo in silenzio finché lui non se ne usciva chiedendomi: niente di nuovo o di sorprendente? E la conversazione dopo un po’ cadeva. Una volta gli dissi se trovava nuovo o sorprendente il fatto che il grande tenore Luciano Pavarotti m’aveva cercato. “Ha chiamato te, un baritono che si crede tenore? Ha per caso sbagliato numero?“. E io: “Vuole che gli scriva una canzone, chi è l’idiota io o lui?“. E mio padre: “Lui di sicuro“. Quando ho cantato per la prima volta a Modena al Pavarotti & Friends l’ho portato con me. Gli ho pure presentato Lady D e lui che aveva sempre definito la Corona un peso insopportabile si è sciolto in un gran saluto: 800 anni di oppressione svaniti in 8 secondi!".

L’intervento al cuore del 2016, la nascita degli U2 il matrimonio con Alison Stewart ("che m’ha salvato da me stesso"), la benedizione a Castel Gandolfo di Giovanni Paolo II, la solidarietà ("Una parte di noi è ancora in Etiopia"), la figura dell’ex manager Paul McGuinness, descritto come un "Winston Churchill del rock": tutto serve a raccontare i dubbi della popolarità. "Non eravamo pronti per diventare degli adesivi da paraurti, frequentavamo una comunità cristiana e ai fasti dello spettacolo preferivamo i testi di San Francesco d’Assisi. The Edge, in particolare, non reggeva l’idea di diventare un discepolo di Gesù e un apostolo dei Ramones. Tentò di tirarsi indietro e io pensai di seguirlo, ma McGuinness ci prese da una parte dicendo: così Dio vi avrebbe detto di smettere? Bene, allora spiegateglielo voi a Dio che avete firmato il contratto per un tour negli Stati Uniti".

E in America gli U2 si riformeranno dopo l’estate per la loro prima residency a Las Vegas, The Sphere, al via il 29 settembre. Accennata ogni volta che il racconto incrocia gli incontri col padre al Finnegan’s Pub, lo show si conclude con una versione a cappella di Torna a Surriento, eseguita sabato sera due volte a favore di telecamera (da queste presentazioni nascerà un docufilm per Apple Tv), in una specie di grammelot dagli echi partenopei. Saluti finali con tutta la sala in piedi a intonare ‘O surdato ‘nnammurato.

All’ombra del Vesuvio, Bono s’è aggirato per quattro giorni tra piazze, palazzi, musei e ristoranti, festeggiando mercoledì i suoi 63 anni e visitando pure la cappella Sansevero dove, colpito dal Cristo Velato di Giuseppe Sammartino, ha appoggiato il telefonino accanto alla statua lasciando crepitare nell’aria i versi della Someone else’s tears composta con Zucchero. Poi ha scritto sul libro degli ospiti: "Il Cristo Velato sta piangendo lacrime di qualcun altro. Grazie".