Martedì 23 Aprile 2024

Arte “scomoda“?. La cancel culture non è la risposta

Montanari propone la “risemantizzazione“: aprire le opere al dialogo con la società che cambia .

Arte “scomoda“?. La cancel culture non è la risposta

Arte “scomoda“?. La cancel culture non è la risposta

Altro che “cancel culture” e rimozione della storia, come tanti dicono e denunciano. Imbrattamenti, abbattimenti, contestazioni, reinterpretazioni, dice Tomaso Montanari nel suo nuovo libro, Le statue giuste (Laterza), fanno parte di una legittima e salutare lotta politica: ci si confronta e anche ci si scontra per la definizione dello spazio pubblico. Storico dell’arte, rettore universitario, intellettuale pubblico dal forte pensiero critico, Montanari non si scandalizza affatto per gli attacchi portati a simboli, statue e monumenti in Italia e altri paesi, e anzi li studia per quello che sono: parte della vita pubblica, atti da collocare nella prospettiva della continua, necessaria negoziazione sulla rappresentazione di ciò che conta, che è importante per la comunità e perciò viene sottoposto, diciamo così, alla pubblica “venerazione”.

Montanari non sposa gli abbattimenti o la “reclusione” in magazzino di statue e monumenti contestati, preferisce semmai la “risemantizzazione”, cioè la “revisione” – che siano targhe, scritte, creazioni giustapposte – dell’opera presa di mira, in modo da darle nuova luce e mostrare lati sconosciuti o dimenticati di fatti e personaggi o storie celate dietro la retorica ufficiale. Montanari porta ad esempio, all’inizio del libro, il caso della statua bronzea di Edward Colston, abbattuta a Bristol nel 2020 da attivisti vicini al movimento Black Lives Matter. Colston fu un influente personaggio cittadino, un munifico benefattore, ma anche vicegoverantore della Royal African Company, una compagnia – ecco il punto – che commerciava schiavi. La contestazione, dunque, nasceva da "una rinnovata conoscenza di massa della storia"; in questo come in altri casi, la posta in gioco fra conservatori (quelli che gridano alla “cancel culture”) e nuovi iconoclasti "non è mai realmente il passato, ma il presente e il futuro: sono i rapporti di forza di oggi ad essere in discussione".

L’autore passa in rassegna casi molto noti e dibattuti: fra gli altri, la statua di Indro Montanelli a Milano più volte imbrattata di vernice rosa da gruppi femministi in memoria dei trascorsi machisti e colonialisti del giornalista in Etiopia, e le statue di Cristoforo Colombo negli Stati Uniti – per lo più collocate in epoca fascista, dietro spinta del regime italiano – buttate giù "non contro il Colombo del 1492, ma contro il suo avatar novecentesco, ben allineato alle politiche razziste". Quanto alle “imprese” dei giovani attivisti ecologisti di Ultima Generazione, spesso additati come vandali, lo storico dell’arte non si scompone e tocca un punto particolare: gli attivisti, sostiene, non negano il valore delle opere d’arte prese di mira e ciò che rappresentano, ma vogliono semmai contestare la "loro trasformazione in una sorta di sedativo, di tranquillante di lusso delle classi dominanti". Vincenzo Trione, tempo fa, in un suo vivace libretto uscito per Einaudi parlò di “artivismo”, per dire dell’azione immaginativa, trasformativa, d’intervento sul presente di tanti artisti, l’esatto opposto della concezione statica e falsamente neutrale dell’arte che sta dietro le campagne sulla “cancel culture”.

Dunque viva il dibattito e viva – anche – la contestazione. Magari trovando soluzioni creative ai conflitti. Come buon esempio di riuscita “risemantizzazione” di un monumento, Montanari porta il caso del bassorilievo posto a celebrazione della storia del fascismo sulla (oggi ex) Casa littoria di Bolzano: "All’iscrizione originale CREDERE OBBEDIRE COMBATTERE", scrive, "risponde oggi una grande scritta luminosa che riporta una frase di Hannah Arendt a proposito del processo al nazista Adolf Heichmann: NESSUNO HA IL DIRITTO DI OBBEDIRE".

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