Martedì 16 Aprile 2024

Antifascisti. Storie di umanità senza retorica

Partigiani sconosciuti, eroine per caso, periferie e canzoni: il racconto di Bertoldi e Collini .

Antifascisti. Storie di umanità senza retorica

Antifascisti. Storie di umanità senza retorica

Se volete la monumentale storia dell’antifascismo italiano, cercate un altro libro. Qui di monumentale non c’è nulla, salvo le vite delle persone che non fanno la Storia ma le storie, e poi con le loro vite, i loro atti, le loro parole – e anche le loro morti – guarda un po’ ti imbastiscono una storia vera, che sarà anche poco monumentale ma è tanto umana, tanto da diventare la storia di che cosa significa essere antifascisti. Protagonisti dell’antifascismo che fanno questa storia con le loro esistenze, verrebbe da dire a loro insaputa. Se quindi siete quelli che pensano "niente retorica, ma neppure oblio", prendete Storie di antifascismo senza retorica, people editore, libro curato da Arturo Bertoldi e Max Collini (sì, quello degli Offlaga Disco Pax, Bertoldi invece oltre a essere presidente dell’Istituto storico della Resistenza di Reggio Emilia è autore di libri di racconti e poesie). Ventitré storie tratteggiate dai due curatori e da Andrea Pennacchi, Giorgio Boatti, Marco Philopat e Rossana Rossanda. C’è tanta educazione emiliana, dentro. Quella delle canzoni degli Offlaga, ovviamente, ma anche quella delle storie inedite di chi negli anni Settanta e Ottanta era bambino e viveva in questo fazzoletto di socialismo (democratico) reale in terra d’Occidente.

Le storie dei partigiani che non conoscete, tipo “Sertorio“, Paolo Davoli, fucilato il 28 febbraio 1945 dopo esser stato torturato con ferri roventi a Reggio Emilia. La storia di Ida e Augusta, che di cognome facevano Roser e Ludascher, e vivevano a Gombio, paesino nell’Appennino emiliano, dove erano arrivate per amore. Eroine per caso: il 3 aprile 1944 i nazisti della divisione Goring arrivarono con l’intenzione di uccidere gli uomini. Un soldato nazista loro fece l’errore di entrare in casa di Ida per rubare una frittata. "È così che ti hanno insegnato l’educazione?", lo affrontò lei, in tedesco. "Abbiamo parlato e parlato e alla fine se ne sono andati senza ammazzare nessuno". Potenza delle donne.

Dalla guerra ai campetti di periferia. Qui nell’Emilia rossa, nei quartieri popolari, si giocava come nella via Pál. Solo che le bande si dividevano in russi e americani. Ed erano botte. Antifascisti perché se nascevi nel quartiere povero scoprivi la coscienza di classe. Così di classe che andavi a sbertucciare la Fgci che scendeva schierando i pezzi da 90 come Folena, Vendola, Cuperlo e Rondolino.

E poi ci sono le storie che hanno generato le canzoni degli Offlaga, come Isla Dawson o Sensibile. O come l’omaggio a Olof Palme e alla socialdemocrazia svedese, il testo che Collini scrisse nel 2014 per Lo Stato sociale. "L’asilo nido, la scuola pubblica, le biblioteche, le case protette...". Svezia? Emilia! "Che spettacolo l’antifascismo", scrive Francesco Filippi nella prefazione. Se è uno spettacolo mettetevi seduti. Se sono storie, imparatele. Se sono memorie, ricordatele. Se vi fanno paura, pazienza. "Ricordati Arturo: prima di tutto ribelli". Poi non c’è bisogno di urlare, basta raccontare.

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