Perché si dice anno bisesto anno funesto

Il 2024 conterà 366 giorni invece che 365 e torna in auge il vecchio detto. La credenza per cui l’anno bisestile porta sfortuna era diffusa già al tempo dei romani. Cosa vuole dire ‘bisesto’ e da dove nasce la superstizione

Roma, 2 gennaio 2024 – L’ultimo fu il 2020, l’anno della pandemia Covid. Il numero di vittime e il lockdown mondiale sembrano avvalorare il detto “anno bisesto anno funesto” che torna in mente ora che entriamo nel 2024, anno bisestile appunto (il prossimo febbraio conterà 29 giorni e non 28). Naturalmente questa massima, vecchia 2mila anni, non ha nessun appiglio scientifico. Ma come nasce questa credenza?

Il 2024 è un anno bisestile con febbraio di 29 giorni
Il 2024 è un anno bisestile con febbraio di 29 giorni

Perché esistono gli anni bisestili

Partiamo dall’inizio. E cioè dal motivo per cui esistono gli anni con 366 giorni. L’anno bisestile è stato introdotto per compensare lo scarto fra anno civile (il tempo scandito dal calendario) e anno solare, o astronomico (il tempo impiegato dalla Terra a compiere il suo moto di rivoluzione intorno al sole). Il giro del nostro pianeta non dura infatti 365 giorni esatti ma 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 48 secondi. E’ per questo che serve ‘allungare’ il calendario per allinearlo il più possibile al movimento del sole e quindi all’alternarsi delle stagioni. 

Così è stato inserito un giorno in più ogni quattro anni, per ottenere una durata media dell'anno pari al tempo di rivoluzione del sole. Il giorno in questione viene aggiunto al mese di febbraio, il più corto dell’anno, che negli anni bisestili dura 29 giorni e non 28. 

Il calendario gregoriano e il giuliano 

Il calendario gregoriano, che è ancora quello ufficiale in quasi tutti i Paesi del mondo, istituito da papa Gregorio XIII nel 1582, prevede che sia bisestile ogni anno divisibile per quattro, ma con un’eccezione: quella degli anni secolari non divisibili per 400 (come 1800 e 1900, per esempio).  Ma l’anno bisestile esisteva anche nel precedente calendario, quello giuliano, promulgato da Giulio Cesare (da qui il nome), nel 46 a.C.

Perché si chiama bisestile? 

I romani contavano i giorni in base alla loro ‘distanza’ dalle festività, come le Calende di marzo (1° marzo). Il giorno in più degli anni bisestili venne inserito dopo il 24 febbraio che era il “sexto die ante Calendas Martias” nella lingua latina (sesto giorno prima delle Calende di marzo). Nell’anno bisestile c’era dunque un 24 febbraio in più: un “bis sexto die”, da qui il nostro “bisestile” o “bisesto”, che è l’anno con due “sesti giorni” (a febbraio). 

Anno bisesto, anno funesto

Ma torniamo ad anno bisesto, anno funesto. Da dove viene la superstizione, diffusa già in epoca romana? Intanto il giorno in più rendeva l’anno bisestile diverso dagli altri agli occhi della gente, cambiava le abitudini, minando il senso di controllo e prevedibilità. Aggiungiamo che il mese di febbraio per i romani era il mese dedicato ai morti (“mensis feralis”), quindi era ammantato di un significato lugubre e infausto. Il timore per l’anno bisesto si è conservato nell’Europa cristiana. Nel Quattrocento, per esempio, il medico Michele Savonarola (nonno del famoso Girolamo), riteneva che i bisesti fossero nefasti per i greggi e i raccolti.

Non in tutti i Paesi l’anno bisestile ha una valenza negativa. In Irlanda il 29 febbraio è associato a usanza gioiosa, che vuole che in questo giorno ("leap day”), le donne propongano agli uomini di sposarle. Nella vicina Scozia invece riecco la malasorte: qui il detto è “Leap year was ne'er a good sheep year”, ovvero “l’anno bisestile non è mai stato buono per le pecore”.

Gli eventi funesti nella storia dei bisestili

Qualcuno ha voluto passare in rassegna gli eventi mondiali nella storia degli anni bisesti e ha trovato fatti drammatici: l’incendio di Londra nel 1966, l’introduzione della ghigliottina in Francia (1792), l’invenzione della dinamite (1866), il naufragio del Titanic (1912), l’uccisione di Gandhi (1948), Martin Luther King, e Kennedy (1968), John Lennon (1980). In Italia ricordiamo i terremoti di Messina (1908), del Friuli (1976) e dell’Irpinia (1980). C’è poi la pandemia Covid. Naturalmente questo elenco non dimostra niente, perché non tiene conto delle tante catastrofi avvenute in anni “normali”. Bisesto era anche il 2012, l’anno della fine del mondo secondo i Maya. Che poi non c’è stata.  

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