Aldo Fallai per Giorgio Armani, la grande mostra all’Armani Silos

Apre domani l’esposizione celebra i 30 anni di sodalizio tra i due grandi artisti

Armani Silos - Aldo Fallai per Giorgio Armani, 1977-2021.jpg
Armani Silos - Aldo Fallai per Giorgio Armani, 1977-2021.jpg

Milano, 4 dicembre 2023 – Una giovane donna guarda verso il cielo, in cerca del suo futuro. In parte lo ha già trovato e la mazzetta dei quotidiani sotto al braccio e la giacca di Giorgio Armani raccontano meglio di qualsiasi altra cosa questa ‘scalata’ al femminile. Siamo nel 1984 e la modella nello scatto meraviglioso e mitico di Aldo Fallai, è Antonia Dell’Atte.

L’icona di tante campagne del grande stilista affidate al genio del fotografo fiorentino che per oltre trent’anni ha collaborato a creare l’immagine. E’ la foto simbolo della donna in carriera che indossa la giacca di Giorgio Armani, l’emancipazione al femminile è in bianco e nero e corre fino a noi.

Scatti questi di Aldo Fallai, classe 1943, fiorentinissimo e sempre un po’ schivo ma rigoroso nel lavoro come quel giovane creativo incontrato quasi per caso agli inizi degli anni Settanta, un ancora sconosciuto ai più che si chiama Giorgio Armani e fa varie collaborazioni con aziende anche toscane ma ha già ben chiaro in mente il progetto di creare un suo marchio e una sua maison, che sono i protagonisti della mostra con preview stasera e apertura al pubblico da domani all’Armani/Silos (fino all’11 agosto 2024) intitolata “Aldo Fallai per Giorgio Armani, 1977-2021”: 250 opere che raccontano di un’immagine che è soprattutto un sentimento, un ideale estetico reale e pieno di speranza, modelle e modelli senza eccessi di protagonismo con abiti che raccontano la filosofia armaniana come nessuno. Un binomio ideale tra il grande stilista e il grande fotografo, entrambe concreti sognatori, che hanno aperto davvero nuove strade per la fotografia di moda. Ancorandola sempre a valori di bellezza assoluta, di anima più che di sola apparenza.

Curata da Giorgio Armani, Rosanna Armani e Leo Dell’Orco, l’esposizione esplora i confini di una collaborazione unica, che ha definito l’essenza stessa di un’estetica che ha fatto breccia nell’immaginario collettivo. Il sodalizio artistico tra Aldo Fallai e Giorgio Armani è iniziato a metà degli anni Settanta, ancor prima dell’avventura come solista dello stilista, per poi proseguire fino agli inizi degli anni Duemila e riprendere in anni recenti. Al momento del primo incontro, Armani è un giovane stilista freelance; Fallai, diplomato all’Istituto d’arte, è un grafico con una felice inclinazione per la fotografia. L’intesa è immediata. Il primo, consapevole dei mutamenti sociali in atto che vedono le donne acquisire potere e gli uomini vestirsi con più consapevolezza, è determinato a riscrivere le regole del vestire, creando un vero e proprio lifestyle.

Il secondo lo accompagna nella definizione di un immaginario nel quale evocazioni cinematografiche e cenni neorealisti si mescolano a echi della pittura tardorinascimentale e manierista, in una messa in scena che sa di vita e che per questo è profondamente autentica. L’uso del bianco e nero e l’astrazione narrativa che ne deriva, è la scelta vincente: le immagini sono infatti immediate e senza tempo, di pura invenzione ma come catturate in un istante reale. Insieme aspirano a dipingere scene della miglior vita possibile, situazioni nelle quali lo spettatore si può rispecchiare, con l’eleganza fatta ad arte per non farsi notare. Ma per farsi ricordare.

“Lavorare con Aldo mi ha permesso, fin da subito, di trasformare in immagini reali la fantasia che avevo in mente: che i miei abiti non erano soltanto fatti in una certa maniera, con certi colori e materiali - dice Giorgio Armani - ma rappresentavano un modo di essere, di vivere. Perché lo stile, per me, è un’espressione totale. Insieme, in un dialogo sempre fluido e concreto, abbiamo creato scene di vita, evocato atmosfere, tratteggiato ritratti pieni di carattere. E rivedendo oggi tutto il lavoro realizzato, sono io stesso colpito dalla forte suggestione che questi scatti sanno ancora emanare, e dalla grande capacità di Aldo di cogliere le sfumature della personalità”. Emozionato e felice di questo omaggio internazionale che consacra una vita di lavoro ecco Aldo Fallai con l’immancabile Borsalino sulla testa.

“Il lavoro con Giorgio è stato il frutto di un dialogo naturale e continuo, e di grande fiducia da parte sua - spiega Fallai - Entrambi eravamo interessati a mettere in luce un aspetto dello stile legato al carattere e alla personalità, e questo si è tradotto in immagini che appaiono attuali oggi come ieri: una qualità resa evidente dall’allestimento della mostra, che non segue una sequenza cronologica. Dei trent’anni della nostra collaborazione ho ricordi vividi. Le produzioni erano sempre agili, snelle: si otteneva il risultato con pochi mezzi e senza effetti speciali. Questo, penso, ha fatto breccia nel pubblico”, conclude Aldo Fallai.

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