Sms con richieste di riscatto direttamente agli artisti: tra loro anche Samuele Bersani e Al Bano (foto). Il sospetto dell’inserimento di altri truffatori, e una porzione di dati, con tanto di carta di identità dei cantautori, già pubblicati nel Dark web. Dopo le minacce, i pirati informatici – sui quali la Procura di Roma ha formalmente aperto un...

Sms con richieste di riscatto direttamente agli artisti: tra loro anche Samuele Bersani e Al Bano (foto). Il sospetto dell’inserimento di altri truffatori, e una porzione di dati, con tanto di carta di identità dei cantautori, già pubblicati nel Dark web.

Dopo le minacce, i pirati informatici – sui quali la Procura di Roma ha formalmente aperto un fascicolo di indagine per tentata estorsione e accesso abusivo a sistema informatico – ieri hanno sferrato il primo colpo con un’azione dimostrativa, per provare di essere in possesso dei 70 gigabyte (oltre 28mila file) di dati rubati alla Società degli autori ed editori alcuni giorni fa. Finora gli hacker del gruppo “Everest ransom team“ (che ha rivendicato l’attacco e ha chiesto mercoledì 20 un riscatto di 3 milioni di euro che la Siae si è rifiutata di pagare) hanno mostrato “solo“ 1,95 gigabyte dei dati sottratti attraverso il sistema ransomware alla Società degli autori ed editori italiani: un assaggio di circa 5.200 file per pubblicizzare la vendita di tutti i file che hanno a diposizione al prezzo di 500mila dollari in bitcoin e garantendo di cancellarli dopo aver ricevuto il denaro. Questo è almeno quanto sostengono nei loro messaggi online, in cui spiegano che la società non è voluta scendere a patti.

Una serie di sms sospetti sono invece giunti ad alcuni artisti in cui dei pirati informatici lanciano trattative singole: "Benvenuto nel Darkweb, abbiamo tutte le informazioni, numero di telefono indirizzo, Iban, se non vuoi che non vengano rese pubbliche paga tramite BTC (bitcoin) al seguente indirizzo 10.000 euro entro e non oltre il giorno 22", si legge nell’sms. Non è ancora chiaro però se i messaggi siano stati inviati da hacker estranei a “Everest“ pronti ad approfittare della situazione.