Venerdì 21 Giugno 2024

Addio Marchesini, il giornalismo come vocazione

L'addio a Umberto Marchesini, giornalista di grande tradizione, che ha lasciato un segno indelebile nel giornalismo italiano con coraggio e passione.

Addio Marchesini, il giornalismo come vocazione

Addio Marchesini, il giornalismo come vocazione

Un cronista. Un inviato a tutto campo. Un direttore che non dimenticava di essere stato cronista e inviato. Con Umberto Marchesini, scomparso dopo una coraggiosa lotta condotta in silenzio contro il male che lo aveva assalito, si congeda uno degli ultimi epigoni di una grande tradizione giornalistica. Il giornalismo lo chiama a sedici anni, corrispondente da Salsomaggiore (dove è nato il 26 ottobre del 1943) per il Resto del Carlino, l’Avvenire d’Italia, la Gazzetta di Parma. Nel 1969 viene assunto a La Notte, quotidiano milanese del pomeriggio diretto da Nino Nutrizio. Altro incontro della vita: il settimanale Oggi, direttore Vittorio Buttafava. Gennaio 1980. Chiamato a dirigere la Gazzetta di Modena, sguinzaglia i cronisti alla ricerca di storie toccanti, divertenti, truculente, pruriginose. Qualche benpensante si scandalizza, le vendite si impennano. Ma Umberto sa che quella dell’inviato è la sua dimensione. Lo fa per L’Occhio. Con il Resto del Carlino e La Nazione dà il meglio di sé. Memorabili i servizi dalla Valtellina devastata dall’alluvione del 1987, dalla Calabria nella stagione dei sequestri di persona. Scrive anche di costume, come per le finali di Miss Italia dalla sua Salsomaggiore.

Assume la direzione de Il Giorno nel marzo 2000. In due anni lascia il segno. Le pagine di varia e ricca umanità a cui dà il nome suadente di Tentazioni. Il settimanale sportivo Ola. La campagna di stampa perché Emergency e e il suo fondatore Gino Strada vengano candidati al Nobel per la Pace. L’8 ottobre 2001, con l’edizione straordinaria per la tragedia all’aeroporto di Linate, II Giorno scrive una pagina di storia del giornalismo. Poco tempo fa mi aveva detto: "Presto ti farò scrivere un pezzo". Quel pezzo l’ho scritto oggi e mai avrei voluto. Ciao, Umberto.

Gabriele Moroni