Mercoledì 17 Luglio 2024

A lei gli occhi please: "Canto il valzer della Ferri. Pensando a papà Proietti"

Carlotta stasera a “Musicultura“: "Con Gigi condivido la passione della musica. Ma i suoi spettacoli sono intoccabili anche per me: rivedetevi l’originale".

A lei gli occhi please: "Canto il valzer della Ferri. Pensando a papà Proietti"

A lei gli occhi please: "Canto il valzer della Ferri. Pensando a papà Proietti"

"Mi hanno invitata per tributare un omaggio a Gabriella Ferri interpretando Il valzer della toppa, canzone composta nei primissimi anni ’60 per Laura Betti da Piero Umiliani su testo di Pier Paolo Pasolini" racconta Carlotta Proietti, 43 anni, nell’attesa di salire questa sera sul palco di Musicultura allo Sferisterio di Macerata. "Pezzo in dialetto che ho incrociato per la prima volta in Cavalli di battaglia, spettacolo di mio papà divenuto poi pure un varietà tv. In programma al momento ho solo questo, ma siccome a condurre la serata c’è Paola Turci, romana pure lei, potrebbe anche darsi che nasca qualche altra cosa".

Da figlia del “rifugiato poetico” Gigi Proietti, c’è qualche sua canzone che canta di frequente?

"In quell’omaggio alla tradizione dello stornello romano che è lo spettacolo di Nicola Piovani Semo o nun semo canto Serenata sincera, divenuto a suo tempo un classico pure del repertorio di mio padre. Canzone bellissima, che eseguo con un arrangiamento completamente diverso da quello della sua versione".

Affinità e divergenze tra il suo carattere e quello paterno?

"Affine è sicuramente la grande passione, anzi la voracità totale, per la musica. Diverso l’atteggiamento, lui giù dal palco era pigrissimo mentre io un po’ meno".

E col pensiero a sua madre Sagitta, qual è il lato più scandinavo?

"Il senso delle tradizioni. La casa curata, piena di candele, luminosa, accogliente, con le finestre decorate come si usa in Svezia. Pure la statura, direi, visto che sono abbastanza alta per la media della donna mediterranea".

Mezzo secolo e passa di convivenza non è riuscito a convincere suo padre al grande passo. Dispiaciuta che definisse il rapporto con sua madre da “antichi concubini”?

"Io no, mia mamma forse un po’. Credo che abbia sperato nell’abito bianco fino all’ultimo convivendo per tutta la vita con questa dolce malinconia. S’è sempre definita, ironicamente, “una ragazza madre“. E continua a farlo con orgoglio".

Cosa ricorda del suo debutto nei panni di cantante sul palco di papà?

"Avvenne al Brancaccio in Serata d’onore, prima ero solo una cantautrice che si esibiva nei locali per pochi spettatori. Cantai Moondance di Van Morrison, swingata come la versione che ne ha fatto di Michael Bublé. Prima di entrare, dissi al direttore di scena: se svengo, vienimi a prendere".

Sua sorella Susanna è costumista e scenografa. Se non fosse andata con la musica, cosa avrebbe fatto?

"Probabilmente quel che faccio ora quando non canto e non recito: la produttrice. Con mamma e Susanna abbiamo infatti una società che realizza spettacoli, la Politeama srl. Ad agosto portiamo alla Versiliana Per futili motivi, mentre a marzo ho fatto pure la regia di una piccola pièce La cosa non finisce qui". Gli spettacoli di papà rimangono intoccabili.

"Assolutamente. Come dice, giustamente, Flavio Insinna: c’è l’originale, andate a rivedervi quello".

Andrea Spinelli