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Gargano, lo sperone d’Italia. L’infinito è blu

Da Mattinata con le sue baie di ciottoli fino alla perla Vieste. Oltre al mare anche borghi ricchi di tradizione, fede e una miriade di tesori del gusto

Gargano, soprannominato lo ‘Sperone d’Italia’ per via della sua caratteristica forma, non manca nulla: mare incantevole, gioielli di pietra custodi di antiche tradizioni, meraviglie della natura, un panorama gastronomico di assoluto livello. Poco più in là ecco le Tremiti, autentiche perle del basso Adriatico. E non è un caso che il felice matrimonio tra i borghi e il mare sia, soprattutto d’estate, ciò che rende questa vasta area del Foggiano una meta da sogno.

Una volta oltrepassata Manfredonia, che del Gargano è la porta, si estende l’affascinante tratto di costa sul quale si adagiano alcuni dei borghi più belli della regione (ma anche del Meridione). A cominciare da Mattinata, ambasciatrice dell’itinerario da cartolina che attraverso la strada delle meraviglie porta fino a Vieste e alla quale appartengono i faraglioni della magnifica baia delle Zagare. Per non parlare delle calette e grotte che si incuneano all’interno del ventre di roccia accarezzato dai ciottoli.

Un po’ come il dedalo di vicoli e scalinate di Mattinata, immersa tra gli ulivi e che vanta anche una farmacia molto particolare: la Farmacia Sansone, che non contiene medicinali ma la collezione privata – un tesoro di oltre 4mila reperti – di Matteo Sansone (1916-92), studioso del territorio e archeologo per passione. Da Mattinata a Vieste, la capitale turistica di questa terra, il passo è breve (e fatto di panorami mozzafiato). La cittadina, protesa verso il mare, fa capolino dalla ‘Testa del Gargano’, e da sud seduce l’occhio con il fiabesco scoglio di Pizzomunno – Punta del Mondo -, che veglia sull’imponente spiaggia di piazza Castello. All’interno del borgo è bello perdersi nel reticolo candido di casette e scalinate, senza dimenticare il castello Svevo, che troneggia su una rupe a strapiombo sul mare, la cattedrale dell’Assunta, eretta nell’XI secolo e rimaneggiata più volte, e Punta san Francesco, che si affaccia sull’isolotto di Sant’Eufemia.

Tra Vieste e Peschici, ultima tappa del nostro percorso, ci sono di mezzo i trabucchi, antichissime piattaforme di legno utilizzate per pescare e, soprattutto, poesie autentiche dell’ingegnosità marinara (e di un tempo ingiallito). La cittadina è l’ennesima bomboniera del Gargano. E anche lei guarda l’Adriatico dall’alto di una rupe. Fondata nell’XI secolo, Peschici porta nel nome le antichissime radici legate all’immigrazione slava e vanta un centro storico disegnato dalle case di calce bianchissima con i tetti a lamia (a cupola), che si mischiano alle botteghe e alle abitazioni rupestri in via Borghetto. La chiesa duecentesca di Sant’Elia ricorda il miracolo del santo, che secondo la leggenda nel XVI secolo salvò il paesino dall’invasione delle cavallette. Spiagge? Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Valga per tutti baia Zaiana, un piccolo paradiso di sabbia finissima e mare cristallino. Cosa chiedere di più?