Il Victoria's Secret Fashion show del 2018 (Ansa)
Il Victoria's Secret Fashion show del 2018 (Ansa)

Roma, 22 novembre 2019 - Fine di un'epoca: Victoria's Secret cancella la sfilata-evento con la quale, nel periodo natalizio, presentava la nuova collezione di intimo. Una tradizione nata nel 1995 e che ha rappresentato il trampolino di lancio per la carriera di tante top, da Tyra Banks ad Adriana Lima, da Miranda Kerr a Gisele Bundchen fino alle ultime arrivate come Gigi Hadid e Kendall Jenner. Lo show tv, che già l'anno scorso aveva visto un calo degli ascolti, è finito nel mirino, accusato di essere sessista, obsoleto e di mancare di diversità. Così la capogruppo del marchio, la L Brands, ha comunicato l'addio alla faraonica passerella di bellezze, spiegando che intende puntare su "un'evoluzione" della sua strategia di marketing. 

"Stiamo studiando come progredire nel posizionamento del marchio e come comunicarlo al meglio ai nostri clienti", ha detto il direttore finanziario Stuart Burgdoerfer a investitori e analisti senza però rinnegare il passato. Le sfilate sono state "un aspetto importante del marchio e un notevole successo di marketing", ha aggiunto il manager.  E, in effetti, è innegabile che le vendite abbiano beneficiato dello spettacolo offerto dalle più importanti supermodelle globali - ribattezzate appunto 'gli angeli di Victoria's Secret' - con indosso modelli di lingerie sexy e intricati.

Nel frattempo il marchio è finito anche al centro di numerose polemiche. Lo scorso anno è finito nell'occhio del ciclone quando il suo capo del marketing, Ed Razek, ha dichiarato a Vogue che modelle "transessuali" e curvy non dovrebbero partecipare alla sfilata. In una società che però ha imparato a rifiutare canoni estetici fissi, puntando su aspetti di inclusività, questo sembra aver fatto precipitare ricavi e risultati. Il calo delle vendite di Victoria's Secret ha pesato sulla performance di L Brands, che ha chiuso in perdita di 252 milioni di dollari il terzo trimestre.

Infine la L Brands ha anche ricevuto pubblicità negativa dall'amicizia del suo fondatore, il miliardario Les Wexner, con il finanziere Usa Jeffrey Epstein, morto ad agosto in carcere, dove si trovava per accuse di pedofilia.