L’Ucraina e la pace americana, Biden proporrà la soluzione. L’analista: negoziato possibile

Secondo fonti vicine alla Casa Bianca a settembre il presidente avvierà il dialogo con Putin e Zelensky. Il professor Cella: "Crimea russa e Kiev fuori dalla Nato? Ci sono margini per trovare un’intesa"

Roma, 29 gennaio 2024 – Secondo fonti vicine all’amministrazione Biden, il presidente americano potrebbe presentare a settembre una proposta di pace per il conflitto in Ucraina basata su questi presupposti. La cessione della Crimea alla Russia; la restituzione degli altri territori occupati all’Ucraina in cambio della concessione di una larga autonomia alle regioni russofone annesse dal Cremlino; il non ingresso dell’Ucraina nella Nato, e probabilmente anche nell’Unione europea, compensato da accordi militari bilaterali con Stati Uniti e altri Paesi e dal mantenimento del potenziale militare di Kiev; la piena ricostruzione dell’Ucraina con soldi occidentali; la fine delle sanzioni alla Russia.

Il presidente russo Vladimir Putin
Il presidente russo Vladimir Putin

Giorgio Cella, docente e analista per la fondazione Med-Or, autore del libro Storia e geopolitica della crisi ucraina. Dalla Rus’ di Kiev a oggi, che ne pensa?

"Dopo due anni di buio totale e protratta violenza bellica, allo stato non ci sono spiragli di pace. Ci si rallegra che a Washington si lavori a una trattativa. Uno scenario del genere è realistico e plausibile ma probabilmente alcuni aspetti, complessissimi, verranno contestati o, nel migliore dei casi, smussati: alcune dimensioni hanno un margine di modifica per essere accettabili da una parte e dall’altra. Sicuramente sarà uno dei negoziati più difficili della storia delle relazioni internazionali, e richiederà probabilmente lunghe trattative".

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Quali parti di una proposta simile sono le più critiche?

"Da un punto di vista russo è tutto da vedere se vogliono lasciare i territori occupati durante questi due anni di guerra e sacrifici immensi. Per ora lo escludono categoricamente. Ricordiamo sempre, come leitmotiv del mio libro, la dimensione storico-imperiale zarista. Non illudiamoci che i russi si dimentichino delle loro istanze legate al passato. Se poi emergesse che la loro situazione economica sia più grave di quella che appare e per questo accettano di restituire le cinque regioni annesse in cambio di una larga autonomia, è un altro discorso, ma avrei dei dubbi".

E per l’Ucraina?

"Dal punto di vista ucraino alcuni pensano che l’abbandono della sovranità della Crimea possa essere plausibile: è una penisola donata da Krushev nel 1954 e che per i russi è imprescindibile. Sempre per quanto riguarda Kiev, che accettino di non entrare nell’Unione Europea mi pare irrealistico, visto che il processo è già iniziato. A tal riguardo ricordo che il portavoce di Putin, Peskov, disse che non c’era un veto russo in tal senso. Kiev potrebbe forse discutere di rinunciare all’ingresso nella Nato in cambio di accordi bilaterali con alcuni Paesi che ne garantiscano la sicurezza. Sul destino dei territori occupati, in un clima più flessibile di negoziato e nell’ipotesi di aperture da parte dei russi, a Kiev potrebbe rimanere l’oblast di Zaporizhzhia, patria ancestrale dei cosacchi e dell’identità ucraina, così come la parte ad ovest del fiume Dnipro dell’oblast di Kherson; mentre una larga autonomia interesserebbe le province di Lugansk, Donetsk e alla parte est della provincia di Kherson".

Una eventuale vittoria di Trump porterebbe a un disimpegno degli Usa da Ucraina e Nato?

"Non credo. Anche Trump a volte usa quel modo populista di alzare i toni in campagna elettorale per ridurre sensibilmente tali istanze. Su Trump vanno però dette due cose concrete. La prima è che fu proprio la sua amministrazione a consegnare agli ucraini armi letali, i missili Javelin, nel 2017-19. E l’altra, di contro, che oggi nel Congresso c’è un forte resistenza da parte repubblicana alla concessione di aiuti militari a Kiev. Questo non vuol dire che i repubblicani abbandoneranno l’Ucraina. Ma è possibile che si vada verso un ribilanciamento. Quanto alla Nato, non credo proprio che Trump voglia uscirne, ma premerebbe con forza per un ribilanciamento che metta più responsabilità sui partner europei affinché si facciano maggiormente carico della loro difesa, consentendo all’America di concentrarsi sul confronto strategico con la Cina".