John Walker Lindh
John Walker Lindh

Usa, 23 maggio 2019 - John Walker Lindh, il 'talebano americano' catturato dagli Usa in Afganistan all'indomani degli attentati dell'11 settembre 2001, esce di prigione dopo 17 anni di carcere e ora vivrà in libertà vigilata. Infuria, intanto, la polemica, visto che da diversi rapporti dell'intelligence emerge che Lindh sarebbe ancora radicalizzato.

LIBERO GRAZIE ALLO SCONTO DI PENA - Il 38enne californiano nel 2010 era stato condannato a 20 anni per sostegno al terrorismo e possesso di armi. Era fra gli imputati nel primo processo condotto durante la guerra al terrorismo lanciata da George Bush, e ora lascia la cella del carcere di massima sicurezza in Indiana con uno sconto di pena - previsto dalle leggi federali - per buona condotta. La condanna del 2010 era stata molto più leggera rispetto alle richieste originali dell'accusa, dal momento che i procuratori non erano riusciti a dimostrare il contributo di Lindh nel cercare di uccidere gli americani insieme ai talebani.

LE POLEMICHE - E la liberazione di Lindh genera immediatamente una lunga serie di polemiche. Contrario alla scarcerazione sarebbe anche, secondo il senatore repubblicano Richard Shelby, il presidente Usa, Donald Trump.

"Inspiegabile e incomprensibile", ha commentato furioso la notizia il segretario di stato Usa Mike Pompeo. "Da quello che capisco - prosegue Pompeo -, Lindh minaccia sempre gli Usa e crede sempre nella jihad che ha avviato e che ha ucciso un grande americano e un grande ufficiale", aggiunge riferendosi a Johnny Micheal Spann, l'agente della Cia ucciso dai talebani nel 2000.

L'americano arruolato coi talebani - Di padre cattolico e madre buddista, Lindh, appena teenager, fu folgorato dall'Islam, convertendosi e abbandonando casa e famiglia a soli 17 anni per andare a studiare arabo in Yemen. Nel 2000 si ritrovò in Afghanistan dove partecitò a una tentata rivolta di prigionieri talebani nel carcere di Qala-i-Jangi, durante la quale rimase ucciso un agente della Cia, Johnny Micheal Spann di 32 anni, il primo caduto americano nella guerra contro al-Qaeda. Poi la cattura nel 2001. Evitò di finire a Guantanamo come tanti talebani e qaedisti catturati in quei giorni perché cittadino americano e fu invece giudicato da una corte federale negli Usa nel 2002. Corte davanti alla quale pianse prima della sentenza, condannando il terrorismo in tutte le sue forme e definendo gli attentati di Osama bin Laden "assolutamente contrari all'islam".


Recidivo e sostenitore dello stato islamico - Negli anni in carcere, però, non ha mostrato particolari segni di pentimento. Lindh resta una figura ambigua: prigioniero diligente, dedito allo studio, ma anche freddo, riservato, distaccato. Una scheda redatta nel 2017 dall'antiterrorismo lo descrive come uno che non ha cambiato idee, che continua a invocare la jihad globale e dedito a tradurre testi violenti ed estremisti. Sempre nel 2017, le autorità carcerarie svelano come Lindh abbia più volte espresso sostegno allo Stato islamico. In tanti contestano la scarcerazione per motivi di sicurezza. Anche se a John sarà vietato navigare online, avere un telefono con accesso al web, comunicare in lingue che non siano l'inglese, viaggiare all'estero. Non sarà facile il reinserimento sociale. Come non lo sarà per le decine di prigionieri arrestati nel post 11 settembre e che saranno liberati nei prossimi anni. "Il governo - denunciano molte associazioni per i diritti civili - è del tutto impreparato, e per gli ex jihadisti non esistono programmi di riabilitazione".