Taiwan, Lai incontra delegazione Usa. Aerei e navi cinesi nei pressi dell’isola. Il caso di Nauru che chiude con Taipei

Il presidente eletto: “Nonostante le provocazioni rispondiamo con calma e ci sforziamo per il mantenimento dello status quo”

Taipei, 15 gennaio 2024 – All’indomani dello storico voto che lo ha incoronato prossimo presidente di Taiwan, William Lai ha incontrato a Taipei una delegazione inviata dagli Stati Uniti, alla quale ha espresso la sua speranza che Washington continui a sostenere lo Stato che guiderà dal prossimo 20 maggio. “Negli ultimi otto anni, di fronte a una situazione mondiale in rapido cambiamento, Taiwan ha salvaguardato fermamente la democrazia e la pace, approfondito la cooperazione con i partner democratici, compresi gli Stati Uniti, in modo costante e pragmatico – ha rimarcato – e abbiamo guadagnato ampio sostegno e fiducia da parte della comunità internazionale”. 

L'incontro tra Lai e la delegazione Usa
L'incontro tra Lai e la delegazione Usa

Lai ha poi fatto riferimento alle tensioni con Pechino, che difficilmente verranno appianate nel corso del suo mandato, essendo stato il candidato che ha proposto la linea più dura nei confronti del governo di Xi Jinping: “Sebbene la Cina continui a utilizzare le forze armate e altre attività della zona grigia si siano introdotte a Taiwan, possiamo comunque rispondere con calma e cooperare con partner che la pensano allo stesso modo, compresi gli Stati Uniti, per sforzarci di mantenere lo status quo pacifico attraverso lo Stretto di Formosa”.

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Visita, quella dei delegati statunitensi di ieri, che ha scatenato l’ira di Pechino: “La Cina si è sempre fermamente opposta a qualsiasi forma di scambio ufficiale tra gli Stati Uniti e Taiwan – ha dichiarato il portavoce del ministero degli esteri cinese Mao Ning – e ha respinto le interferenze americane negli affari di Taiwan in qualsiasi modo e con qualsiasi pretesto”. Nelle ultime ore, Lai ha denunciato la presenza di sei velivoli e quattro navi militari cinesi nei pressi dell’isola. Di fatto, sia la Repubblica popolare cinese che Taiwan (il cui nome ufficiale è “Repubblica di Cina”), si considerano la legittima autorità sulla Cina, sebbene nel caso dell’ultima si tratti ormai di una semplice formalità sulla carta: il Partito progressista che guida il Paese da ormai otto anni sta sempre di più sottolineando la realtà indipendente dell’isola. Pechino, invece, considera Taiwan una “provincia ribelle”, e dichiara da sempre che il suo obiettivo è riportarla sotto il suo dominio, nonostante una separazione incominciata nel lontano 1949.

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Sono solo dodici i paesi che riconoscono Taiwan in quanto Stato indipendente: Belize, Eswatini, Guatemala, Haiti, Isola Marshall, Palau, Paraguay, Saint Kittis e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine e Tuvalu. Ad esse si aggiungeva, fino ad oggi, il piccolo Stato insulare di Nauru. Ad appena due giorni dalla vittoria di Lai, il presidente nauruano David Adeang ha annunciato l’immediata chiusura delle relazioni con Taipei, che viene quindi d’ora in poi considerata “parte inalienabile del territorio cinese”. La notizia è stata presa con rammarico dal ministero degli esteri taiwanese: “Questo tempismo non rappresenta solo una ritorsione della Cina contro le nostre elezioni democratiche, ma anche una sfida diretta all'ordine internazionale – si legge in una nota – ma Taiwan rimane indomita e continuerà ad essere una forza positiva”.