Jack Ma disperatamente cercasi. Il fondatore di Alibaba, la più grande multinazionale cinese nel campo del commercio elettronico, è scomparso. Non si fa vedere da due mesi. Ovvero da quando, a fine ottobre, il suo impero tecnologico è finito nel mirino delle autorità cinesi. In particolare per la vicenda di Ant Group, l’affiliata finanziaria di Alibaba che poco prima di essere quotata in borsa, venne bloccata da Pechino con una nuova legge che obbligava i big dell’online a eliminare dalle proprie piattaforme le attività bancarie. L’operazione, del valore di 37 miliardi di dollari, sarebbe stata la...

Jack Ma disperatamente cercasi. Il fondatore di Alibaba, la più grande multinazionale cinese nel campo del commercio elettronico, è scomparso.

Non si fa vedere da due mesi. Ovvero da quando, a fine ottobre, il suo impero tecnologico è finito nel mirino delle autorità cinesi. In particolare per la vicenda di Ant Group, l’affiliata finanziaria di Alibaba che poco prima di essere quotata in borsa, venne bloccata da Pechino con una nuova legge che obbligava i big dell’online a eliminare dalle proprie piattaforme le attività bancarie. L’operazione, del valore di 37 miliardi di dollari, sarebbe stata la più grande della storia del suo genere.

Che cosa successe? Ai vertici del Partito comunista cinese non erano affatto piaciute le critiche che Jack Ma aveva pronunciato a un evento di fine ottobre a Shanghai. "La Cina – così disse il magnate – non ha un rischio finanziario sistemico e non lo ha perché non ha un sistema e questo è il rischio".

Dopo essersi vantato del livello record dell’Ipo (ovvero il momento in cui un’azienda intende quotarsi sul mercato azionario) di Ant Group, prezzata addirittura da New York, il fondatore di Alibaba aveva rincarato la dose, accusando le banche cinesi di operare "con mentalità da banco dei pegni", quando invece "la buona innovazione non ha paura delle regole, ma di regole antiquate".

Dopo numerose indiscrezioni, tra cui quella riportata da Bloomberg secondo cui le autorità cinesi avrebbero raccomandato all’ex professore di inglese di non lasciare il Paese, il Financial Times ha riferito pochi giorni fa che Ma era stato sostituito all’improvviso da un dirigente di Alibaba per la registrazione della finale di Africa’s Business Heroes, un concorso televisivo per imprenditori, con tanto di rimozione della sua foto dalla pagina web dei giudici.

Ma i problemi per il magnate cinese e la sua Alibaba non finiscono qui. Perché negli Stati Uniti il presidente in uscita Donald Trump ha da poco tempo approvato un decreto esecutivo che impone alle aziende cinesi quotate di rispettare e seguire i principi contabili nazionali e l’audit americano, ovvero la verifica della correttezza dei dati di bilancio e delle procedure di un’azienda.

Con Alibaba dunque al centro di un’indagine antitrust per presunte pratiche monopolistiche, con Ant Group nel mirino delle autorità di regolamentazione (a partire dalla Banca centrale cinese, Pboc), con le nuove regole imposte dagli Stati Uniti, "uscire dalla luce dei riflettori – così comunicano fonti finanziarie all’Ansa – è la mossa più prudente che si possa fare".

Va infine ricordato che il fondatore di Alibaba non è più parte del consiglio di amministrazione della sua società e si è dimesso da presidente esecutivo nel 2019. Resta comunque il principale azionista, detenendo il 5% per un valore di 25 miliardi.

Adesso non rimane altro che capire che fine abbia fatto. Jack Ma, uno degli uomini più ricchi della Cina e di tutto il mondo, nonostante tutte queste vicende gli abbiano fatto perdere negli ultimi due mesi una cifra pari a 12 miliardi di dollari.