Sabato 15 Giugno 2024

Ibrahim Raisi, chi è il presidente iraniano favorito a succedere all'Ayatollah Khamenei

Un passato tra i giovani rivoluzionari di Khomeini, è stato a lungo nella magistratura. Ha fatto parte del comitato che dopo la guerra con l’Iraq mandò a morte migliaia di oppositori

Roma, 19 maggio 2024 - Il presidente iraniano Ibrahim Raisi (o Ebrahim Raisi), il nome vero è Sayyid Ebrahim Raisol-Sadati, ha 63 anni ed è considerato un intransigente nella politica di Teheran, inoltre è indicato come il favorito per succedere all'Ayatollah Ali Khamenei, come leader supremo del Paese. Raisi vanta un passato tra i giovani rivoluzionari di Khomeini, e prima di diventare un politico è stato a lungo in magistratura.

Il presidente iraniano Ibrahim Raisi (o Ebrahim Raisi)
Il presidente iraniano Ibrahim Raisi (o Ebrahim Raisi)

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Nel 1985 Raisi è vice-procuratore di Teheran e si trasferisce nella capitale. Il suo nome spunta tra i membri del cosiddetto "comitato della morte" nominato da Khomeini nel 1988, dopo la guerra contro l'Iraq, per spazzare via oppositori politici e nemici della Repubblica Islamica. Il comitato sentenziò le condanne a morte, si stima, da un minimo di 8.000 a 30.000 giustiziati. Nel mirino soprattutto il gruppo dei Mujaheddin del popolo iraniano, o Esercito di Liberazione Nazionale dell'Iran, e altri prigionieri politici di altre organizzazioni di sinistra.

Il 18 giugno 2021 vince le elezioni con il 62% dei voti, ma l'affluenza fu bassissima 49%, diventando l'ottavo presidente della Repubblica Islamica, ed entrando in carica dal successivo 3 agosto. Considerato ultraconservatore si è più volte scontrato con l'Occidente e gli Stati Uniti per quanto riguarda l'arricchimento dell'uranio nelle centrali nucleari di Teheran. Situazione già tesa, accentuata anche dalle proteste interne nel 2022, innescate dalla morte di Mahsa Amini il 16 settembre.

E precipitata dopo l'inizio della guerra tra Israele e Hamas, sfociata con un lancio di missili iraniani contro le città israeliane come risposta all'omicidio del generale dei Guardiani della Rivoluzione Sayyed Reza Musavi da parte di Tel Aviv.