Venerdì 21 Giugno 2024
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Esteri

Proiettili all'uranio impoverito: funzionamento e quali sono i terribili effetti

La Gran Bretagna intende inviare anche le relative munizioni con i tank Challenger 2 promessi a Kiev. La decisione, tuttavia, risulta controversa per gli effetti radioattivi e per la persistenza ambientale di questi armamenti. Mosca evoca ancora una volta lo spettro nucleare

Roma, 21 marzo 2023 – Il Regno Unito manderà, insieme a uno squadrone di carri armati pesanti da combattimento Challenger 2, anche proiettili perforanti contenenti uranio impoverito. Lo ha annunciato ieri la baronessa Annabel Goldie, viceministra della Difesa nel governo di Rishi Sunak. La rivelazione è stata fatta durante un’audizione di secondaria importanza alla Camera non elettiva dei Lord, per cui è passata del tutto sotto silenzio, fino a che oggi non è rimbalzata sui media ucraini. Secondo la viceministra, questi proiettili sono altamente efficaci contro i tank e altri veicoli corazzati moderni. La decisione, tuttavia, non è priva di controversie. Essendo armamenti con effetti radioattivi e/o persistenza ambientale, non rientrano nelle categorie di armi convenzionali, ma si collocano piuttosto in una sorta di area grigia: non esiste un trattato ufficiale o leggi internazionali sul bando delle armi all’uranio impoverito, ma alcuni ritengono che il suo uso possa essere considerato persino un crimine di guerra. Mosca si è messa subito in allerta, minacciando reazioni con armi nucleari. 

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Un proiettile all'uranio impoverito (Ansa)
Un proiettile all'uranio impoverito (Ansa)

Cos’è l’uranio impoverito

L’uranio impoverito è un sottoprodotto del procedimento di arricchimento dell’uranio. Il termine è una traduzione dall’inglese depleted uranium, che a volte viene tradotto gergalmente come uranio depleto. Questa rimanenza dell’uranio usato nelle centrali nucleari si utilizza sia in ambiti civili che militari, poiché comporta bassi costi ed è facilmente reperibile. In campo militare si utilizza principalmente nelle munizioni anticarro e nelle corazzature. L’uranio impoverito, a seguito di un trattamento specifico, diventa duro e resistente come l’acciaio e ha un’elevata densità, perciò risulta molto efficace contro le corazzature.

Dove è stato utilizzato

Il primo esordio sul campo di battaglia risale alla prima guerra del Golfo dove è stato usato da parte dell’esercito statunitense, interessato all’uso dell’uranio impoverito sin dagli anni Sessanta. Successivamente è stato impiegato su larga scala in Iraq, Afganistan e nei Balcani, dove hanno potenzialmente causato una lunga serie di malattie, per lo più legate a diverse forme di cancro. Anche se non vi è un consenso nella comunità scientifica sulla tossicità dell’uranio impoverito, in questi casi è stato osservato un numero insolitamente elevato di soldati che al ritorno dalla guerra accusavano una malattia ‘misteriosa’. Ma non solo: come è stato dimostrato da un articolo del 2013 pubblicato su The Lancet, in Iraq è stato segnalato un aumento sensibile delle nascite con malformazioni dopo le guerre del 1991 e 2003. Nel 2001 Carla Del Ponte, l’allora procuratrice capo del Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia, ha affermato che l’uso di armi all’uranio impoverito da parte della Nato sarebbe potuto essere considerato un crimine di guerra.

Gli effetti sulla salute

La radioattività dell’uranio impoverito viene considerata “di basso livello”, sostanzialmente comparabile al livello naturale di radiazione di fondo, ma la sua pericolosità non dipende esclusivamente da questo. L’esposizione a questo materiale può, in generale, causare danni ai reni, pancreas, stomaco o intestino, nonché mostrare effetti carcinogeni e teratogeni. Il maggior rischio si verifica quando il materiale polverizzato viene inalato o introdotto nel corpo attraverso il cibo o l’acqua, ma la sua tossicità si manifesta anche nel caso ci sia contatto con l’organismo attraverso ferite, spiega l’Istituto superiore di sanità. Le malattie sviluppate dai soldati durante le guerre sopra menzionate sono state battezzate sindrome della guerra del Golfo e sindrome dei Balcani. Tornando dalle missioni di pace internazionali in Iraq, Bosnia, Kosovo, Somalia e Afganistan, migliaia di soldati italiani si sono ammalati di patologie oncologiche. L’Associazione Nazionale delle Vittime di Uranio Impoverito (Anvui) sottolinea che tra i militari colpiti diverse centinaia hanno perso la vita. Sulla vicenda hanno indagato ben quattro commissioni parlamentari e sono state emesse 250 sentenze di condanna nei confronti del Ministero della Difesa, sostiene l’Anvui, ma la battaglia per le famiglie delle vittime non è ancora finita e l’utilizzo dei proiettili all’uranio impoverito continua.

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