Giovedì 23 Maggio 2024

Pedofilia, il Papa in Irlanda. "Chiesa ha fallito, provo vergogna e dolore"

Dublino, Francesco a capo chino nella cappella dedicata alle vittime degli abusi sessuali del clero. Tuona contro le coperture dei vertici ecclesiastici. Appello per la pace. Solidarietà alle famiglie e agli immigrati

Papa Francesco arriva a Dublino (Lapresse)

Papa Francesco arriva a Dublino (Lapresse)

Dublino, 25 agosto 2018 - Papa Francesco è in Irlanda. Al Castello di Dublino, accolto dal primo ministro Leo Varadkar, ha subito incontrato autorità politiche e religiose, membri del corpo diplomatico e rappresentanti della società civile. Ma uno dei momenti più intimi e toccanti è venuto dopo la parte ufficiale, con la preghiera per le vittime della pedofilia, nella Procattedrale di Santa Maria di Dublino. Qui Papa Francesco ha deposto dei fiori sull'altare della Cappella, dove è sempre acceso dal febbraio 2011 un cero in memoria delle vittime di abusi sessuali. Si è seduto e a capo chino ha pregato per alcuni minuti in silenzio. Poco prima, egli aveva ribadito con forza l'esigenza di esercitare maggiore impegno per scongiurare quello che ha definito un flagello da eliminare a qualsiasi costo. Presso la sede della Nunziatura a Dublino ha poi incontrato otto vittime di abusi e si è intrattenuto con loro per un'ora e mezzo.

In precedenza, nella parte ufficiale della visita, nella St. Patrick Hall presso il Castello di Dublino, il pontefice ha affrontato per punti i diversi temi del viaggio. “La ragione della mia visita - ha spiegato il Papa - è prendere parte all’Incontro Mondiale delle Famiglie. La Chiesa sente la necessità di sostenere le famiglie nei loro sforzi per rispondere fedelmente e gioiosamente alla vocazione data loro da Dio nella società. Mi piace vedere questo appuntamento come una testimonianza profetica del ricco patrimonio di valori etici e spirituali, che è compito di ogni generazione custodire e proteggere. Non occorre essere profeti per accorgersi delle difficoltà nella società odierna in rapida evoluzione, o per preoccuparsi degli effetti che il dissesto del matrimonio e della vita familiare inevitabilmente comporteranno, a ogni livello, per il futuro delle nostre comunità. La famiglia è il collante della società; il suo bene non può essere dato per scontato, ma va promosso e tutelato con ogni mezzo appropriato”. 

Papa Francesco si è riferito poi al processo di pace nella vicina Belfast. “Vent’anni fa, la Comunità internazionale seguì attentamente gli eventi in Irlanda del Nord, che portarono alla firma dell’Accordo del Venerdì Santo. Il Governo irlandese, in unione con i capi politici, religiosi e civili dell’Irlanda del Nord e del Governo britannico, e col sostegno di altri leader mondiali, diede vita a un contesto dinamico volto alla pacifica composizione di un conflitto che aveva causato enormi sofferenze da ambo le parti. Possiamo rendere grazie per i due decenni di pace che sono seguiti a questo storico accordo, mentre esprimiamo la ferma speranza che il processo di pace superi ogni rimanente ostacolo e favorisca la nascita di un futuro di concordia, riconciliazione e mutua fiducia”. 

Il tema dell’emergenza migranti è venuto fuori quasi subito. “La sfida che più provoca le nostre coscienze in questi tempi - ha detto Papa Francesco a Dublino - è la massiccia crisi migratoria, che non è destinata a scomparire e la cui soluzione esige saggezza, ampiezza di vedute e una preoccupazione umanitaria che vada ben al di là di decisioni politiche a breve termine”. Secondo il Papa, c’è bisogno “di recuperare, in ogni ambito della vita politica e sociale, il senso di essere una vera famiglia di popoli, e di non perdere mai la speranza e il coraggio di perseverare nell’imperativo morale di essere operatori di pace, riconciliatori e custodi l’uno dell’altro”. 

Duro il passaggio sui reati sessuali commessi dal clero, e le coperture che ci sono state per anni. “Considerando la realtà dei più vulnerabili, non posso che riconoscere il grave scandalo causato in Irlanda dagli abusi su minori da parte di membri della Chiesa incaricati di proteggerli ed educarli – ha detto Francesco - il fallimento delle autorità ecclesiastiche (vescovi, superiori religiosi, sacerdoti e altri) nell’affrontare adeguatamente questi crimini ripugnanti ha giustamente suscitato indignazione e rimane causa di sofferenza e di vergogna per la comunità cattolica. Io stesso condivido questi sentimenti”. Francesco ha ricordato che Benedetto XVI non risparmiò parole per riconoscere la gravità della situazione e domandare che fossero prese misure veramente evangeliche, giuste ed efficaci in risposta a questo tradimento di fiducia. "Il suo intervento franco e deciso continua a servire da incentivo - ha scandito il pontefice - agli sforzi delle autorità ecclesiali per rimediare agli errori passati e adottare norme stringenti volte ad assicurare che non accadano di nuovo”.