15 gen 2022

Soldati italiani in Mali: la missione antiterrorismo della Task Force Takuba

Circa 200 militari italiani sono operativi nel Paese

beppe boni
Esteri
Ina una foto dell'ufficio stampa dell'Esercito Italiano, personl miltare in servizio durante le festività nelle operazioni nazionali e nei servizi presidiari istituzionali su Roma, 24 dicembre 2021. ANSA +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++
Soldati italiani (Ansa)

C'è un luogo dell'Africa che sta meno di altri sotto i riflettori internazionali ma che rimane strategico per la lotta al terrorismo islamico e come porta di ingresso da controllare delle masse di clandestini diretti in Libia con destinazione Europa via Italia. E' il Mali,

Paese situato nell'interno dell’Africa occidentale e senza sbocco sul mare. Il Mali confina a nord con l'Algeria, a est con il Niger, a sud con il Burkina Faso e la Costa d'Avorio, a sud-ovest con la Guinea e a ovest con il Senegal e la Mauritania.  Qi sono presenti contingenti militari di diverse nazioni europee fra cui Francia (5000 uomini) e Italia (200 uomini) con la regola d'ingaggio ufficiale di addestramento delle truppe maliane. Ma di seguito ci va il controllo del territorio. I militari italiani hanno appena terminato una massiccia operazione di addestramento  fra cielo e terra.

Cn il sorvolo degli elicotteri, 1 CH-47F “Chinook” e 3 AH-129D “Mangusta”, in formazione quartetto sulla Forward Operating Base (FOB) di Menaka, è stata raggiunta quella che in gergo militare si chiama Full Operational Capability (FOC) da parte del contingente italiano schierato nella scivolosa, in senso politico, area del  Sahel, nell’ambito dell’Operazione Barkhane, espressione di una coalizione internazionale a guida francese.

Sin da luglio 2021, quando è iniziato lo schieramento del contingente italiano composto da truppe altamente preparate, è stata avviata un’intensa attività addestrativa finalizzata a rafforzare l’interoperabilità con gli altri reparti della coalizione. Circa 200 militari italiani sono operativi nell'ambito della Task Force Takuba, garantendo capacità di evacuazione medica del personale della coalizione in operazione mediante l’impiego dei 3 velivoli da trasporto CH 47 F del 1° reggimento Aviazione dell’Esercito, che a loro volta si avvalgono della necessaria copertura assicurata dai 3 elicotteri da esplorazione e scorta AH – 129D “Mangusta”, del 5° e 7° reggimento della Brigata Aeromobile dell’Esercito, inquadrati nella Task Force “JACANA” agli ordini del Col. Andrea Carbonaro, primo Comandante del contingente italiano in Mali.

La TF JACANA conta anche su squadre fucilieri “Guardian Angel” del 66° reggimento dell’Esercito impegnati a mantenere la sicurezza degli elicotteri da evacuazione i CH 47F da bordo dei velivoli. Il contributo italiano si completa con la disponibilità di un assetto sanitario di capacità pre-ospedaliera di tipo Role 1, con un team che assicura il supporto medico a tutto il personale della coalizione e con la presenza del National Support Element.

La missione della task Force TAKUBA è quella di addestrare e assistere le Forze Armate maliane nella lotta contro i gruppi armati jihadisti, al fine di contrastare la minaccia terroristica nel Sahel. La partecipazione italiana alla Takuba, oltre a fornire un contributo al rafforzamento delle capacità di sicurezza alla regione del Sahel, risponde anche ad un’esigenza di tutela degli interessi nazionali in un’area strategica di prioritaria importanza. Leggi, appunto, canale di passaggio di centinaia se non migliaia di migranti. Il Sahel  infatti è un crocevia con una presenza massiccia di gruppi terroristici e predoni, che si sostengono economicamente attraverso la gestione di traffici di ogni genere: droga, armi ed esseri umani diretti soprattutto verso l’Europa. La sua stabilità è quindi determinante essendo l'area ad alto rischio anche per le ripercussioni sulla sicurezza della stessa Europa.

C'è poi un problema non secondario che aleggia a mezz'aria. Il governo del Mali è intenzionato (se già non ha cominciato a farlo) a coprirsi parzialmente le spalle dai terroristi ingaggiando mercenari russi della Wagner, un pericolo che mette in fibrillazione la Francia e l'Italia perchè rappresenta una indiretta apertura a Putin. Il 15 dicembre gli ultimi soldati francesi, a nove anni dall'intervento in questo Paese, hanno lasciato Timbuctù una delle basi  più importanti ora ceduta ai militari maliani. Un passaggio di consegne che rappresenta una incognita. Il Presidente  Emmanuel Macron aveva infatti annunciato lo scorso luglio un taglio della  presenza militare  francese nel Sahel con la chiusura delle basi nel Nord del Mali e il progressivo ritiro, entro il 2022, dei  militari francesi della missione Barkhane. Ad oggi l’esercito francese ha già chiuso le sue basi a Kidal e Tessalit, nel Nord del Paese, ma mantiene la sua presenza a Gao.

Secondo  diversi analisti  l’accordo Mali-Russia, che consentirebbe a Mosca di  allargare la propria influenza in Africa occidentale, prevede l’invio di circa mille contractor . Secondo Reuters l’accordo tra la giunta militare e la Wagner dovrebbe valere 9,15 milioni di euro al mese e garantirebbe all’azienda russa l’accesso a tre giacimenti minerari, due d’oro e uno di magnesio. I mercenari russi si occuperebbero poi dell’addestramento delle forze armate maliane (Fama) e della protezione personale di alcuni alti dirigenti pubblici del Paese. Ecco perchè un caposaldo europeo rimane strategicamente necessario e fondamentale da quelle parti.
 

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