Mercoledì 17 Luglio 2024
LORENZO
Esteri

L’Iran teme le urne vuote. Risparmia la vita al rapper per ingraziarsi gli elettori

Annullata la condanna a morte di Toomaj Salehi, 33 anni, voce dei dissidenti. Venerdì si vota per il rinnovo del Parlamento. A marzo l’affluenza si fermò al 41%.

L’Iran teme le urne vuote. Risparmia la vita al rapper per ingraziarsi gli elettori

L’Iran teme le urne vuote. Risparmia la vita al rapper per ingraziarsi gli elettori

Bianchi

Gli uomini che comandano in Iran vogliono esorcizzare lo spettro dell’astensione nel voto per il Parlamento in calendario per il 28 giugno. La consultazione è stata indetta dopo la morte del presidente Ebrahim Raisi scomparso il 19 maggio, quando precipitò il suo elicottero. Il primo marzo, nelle precedenti elezioni per l’assemblea parlamentare l’affluenza alle urne si era fermata al 41%, la partecipazione più bassa da quando esiste la Repubblica teocratica.

L’ultimo segnale di apertura alle opposizioni è la grazia concessa al rapper dissidente Toomaj Salehi, 33 anni. Le sue canzoni e i suoi post sui social erano diventati la voce delle proteste e delle manifestazioni di piazza per la morte di Mahsa Jina Amini, 22 anni. Nel settembre 2022 la giovane curda fu arrestata perché una ciocca dei capelli non era coperta dal velo obbligatorio per legge, l’hijab.

Amir Raisian, l’avvocato del rapper, ha scritto su “X” che la condanna di Salehi "è stata annullata dalla sezione numero 39 della Corte Suprema" e che il caso sarà rinviato per il riesame a un altro tribunale. "I giudici – ha scritto Raisian – hanno annunciato che la precedente condanna a sei anni e tre mesi di carcere di Salehi non era stata legale, a causa dell’esistenza di altre sentenze". Il rapper era stato arrestato nel 2022 per "incitamento alla sedizione, riunione, cospirazione, propaganda contro il sistema". Nel novembre 2023 era stato rilasciato su cauzione. Pochi giorni dopo fu nuovamente fermato per aver pubblicato un video nel quale accusava le autorità di averlo torturato.

Il Consiglio dei Guardiani, un organismo designato dal Grande Ayatollah Ali Khamenei, ha ammesso alle elezioni del 28 giugno un candidato riformista. Il prescelto è Masoud Pezeshkian, 69 anni, azero di Mahabad, capitale di una provincia curda. Durante gli 8 anni di conflitto con l’Iraq era uno studente di medicina, ha combattuto ed è stato responsabile della consegna di farmaci al fronte. Ha seguito la parabola del movimento riformista di Mohammad Khatami che ha governato il Paese dal 1997 al 2005. In quegli anni Pezeshkian è stato ministro della Salute. Dovrà vedersela con i candidati conservatori, il presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qalibaf e l’ex negoziatore dei piani nucleari Saeed Jalili. Qalibaf, è in testa in un sondaggio sulle intenzioni di voto. Il 20,7% lo ha scelto contro il 18,9 favorevole a Masoud Pezeshkian e il 18,2 che si è pronunciato per Saeed Jalili. Quattro giornalisti sono stati incarcerati negli ultimi giorni. Tre avevano accusato Qalibaf di corruzione finanziaria e appropriazione indebita. Il presidente del Parlamento ha anticipato che negozierà sulle sanzioni imposte all’Iran per i suoi programmi atomici.

La premio Nobel per la pace Narges Mohammadi detenuta a Evin, la prigione dei dissidenti, ha annunciato che non parteciperà alle elezioni. "Come si può mettere – si è chiesta – un’urna elettorale davanti al popolo, mentre si usa un coltello, un bastone, una pistola e una prigione contro la gente?".