Roma, 15 gennaio 2020 - A pochi giorni dalla conferenza di Berlino sulla Libia, prevista domenica prossima, il governo italiano dice la sua. il premier Giuseppe Conte ribadisce l'impegno italiano per una soluzione politica "sotto l'egida delle nazioni unite" e ribadisce il no a "una soluzione militare". Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio spinge per una missione europea "per fermare le interferenze esterne", mentre il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ipotizza la "rimodulazione del nostro sforzo militare" e l'uso delle navi della missione Sophia per bloccare l'afflusso di armi. 

La conferenza di Berlino sulla Libia

Anche il generale Haftar dovrebbe partecipare alla conferenza di Berlino. Gli Usa hanno deciso di essere presenti con il segretario di stato Mike Pompeo e il consigliere per la sicurezza nazionale Robert O' Brien: una presenza qualificata per evitare il crescente protagonismo diplomatico di Mosca. Secondo al Arabiya, anche il generale Khalifa Haftar avrebbe deciso di accettare l'invito. 

"L'aspettativa è che la conferenza di Berlino faccia progredire il processo politico in Libia in termini di un possibile cessate il fuoco", è l'auspicio del portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna (Seae), Peter Stano, confermando che l'Alto rappresentante dell'Ue Josep Borrell parteciperà e che "ha ricevuto un mandato forte dagli Stati membri affinché dia seguito a qualsiasi accordo sia raggiunto alla conferenza". "Il focus è sul rispetto del cessate il fuoco e dell'embargo Onu sulle armi", ha evidenziato.

Conte, Guerini e Di Maio sulla Libia

Oggi a palazzo San Macuto si è tenuta l'audizione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte al Copasir sulle crisi in Libia e Iran, mentre il ministro della Difesa Lorenzo Guerini alle commissioni Difesa di Senato e Camera ha assicurato che "nonostante l'acquisizione del controllo di Sirte da parte del Lybian national army vedano Misurata maggiormente esposta alle mire del generale Haftar, non sembrerebbero sussistere ad oggi minacce dirette nei confronti del nostro contingente in loco".

I recenti avvenimenti in Libia "ci impongono una riflessione su una possibile rimodulazione del nostro sforzo militare. Si potrebbe ipotizzare un intervento internazionale per dare solidità alla cornice di sicurezza, nel rispetto di un'eventuale richiesta di supporto avanzata alla comunità internazionale", ha continuato Guerini, che ha aggiunto: "E' necesario interrompere il continuo afflusso di armamenti alle fazioni in lotta in Libia. L'operazione 'Sophia' già svolgeva una funzione importante per garantire il rispetto dell'embargo voluto dall'Onu, le navi devono tornare a svolgere questo ruolo. Sarebbe un punto focale dell'operazione". 

"L'Ue ha avviato una riflessione per una missione europea di monitoraggio del cessate il fuoco su espressa richiesta dei libici. Sarebbe un passo importante per fermare le interferenze esterne, impedire il massacro di civili e dare all'Ue un profilo unitario e un ruolo di primo piano nella crisi libica", sono state le parole ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, nel corso dell'informativa in Senato. 

In Libia mercenari dalla Turchia

La situazione nel Paese è incandescente e dalla Turchia sono arrivati duemila mercenari siriani per combattere a sostegno del governo del premier Fayez al-Serraj contro le forze del generale. E' quanto ha riferito il Guardian. Un primo gruppo di 300 uomini della seconda divisione dell'Esercito nazionale siriano, una coalizione di gruppi ribelli siriani finanziata da Ankara, ha lasciato la Siria per la Turchia il 24 dicembre, seguito il 29 dicembre da altri 350 combattenti. Questi mercenari sono stati poi trasferiti a Tripoli e mandati in prima linea nella zona orientale della capitale libica. Altri 1.350 mercenari siriani sono entrati in Turchia il 5 gennaio; alcuni sono stati inviati in Libia mentre altri si stanno ancora addestrando nel sud del Paese anatolico. Altri uomini della Islamist Sham Legion stanno considerando di partire, ha aggiunto il Guardian, precisando che i numeri sono più alti delle stime fatte finora. Già alla fine di dicembre, l'Osservatorio siriano per i diritti umani aveva sostenuto che 1.600 mercenari siriani si stavano addestrando in campi turchi per andare a combattere a fianco delle milizie che sostengono il Governo di accordo nazionale di Serraj.