La prima maratoneta del mondo: "Corro per rendere libere le donne"

Le gare podistiche erano riservate agli uomini, nel ’67 Kathrine Switzer si iscrisse a Boston. E cambiò la storia

La storica sequenza in cui il commissario di gara cerca di fermare Kathrine Switzer

La storica sequenza in cui il commissario di gara cerca di fermare Kathrine Switzer

Roma, 12 febbraio 2024 – La sua ribellione ha cambiato il mondo. Come Rosa Parks, Franca Viola, Mary Quant e tante altre paladine dei diritti, anche Kathrine Switzer ha spezzato le catene dell’ingiustizia. A 20 anni nel 1967, correndo la maratona di Boston (vietata alle donne, lei si era iscritta solo con le iniziali senza essere scoperta), ha aperto un varco storico: è stata, infatti, la prima donna al mondo a registrarsi alla corsa di Boston. L’immagine del commissario di gara che blocca l’allora studentessa tedesca poco prima del traguardo, secondo la rivista Life, è una delle 100 foto che hanno cambiato la storia. Oggi Kathrine ha 77 anni e vive tra Nuova Zelanda e New York, aiutando le donne a trovare se stesse.

Come è nata la passione per la corsa?

"A 12 anni, quando mio padre mi incoraggiò a correre un miglio al giorno per entrare nella squadra femminile di hockey su prato, gli dissi che non potevo correre un miglio e lui replicò: ‘Certo che puoi, non si tratta di andare veloce, ma di finire’. Quando l’ho fatto, ero elettrizzata! Poi mi ha detto: ‘ok, ora lo fai tutti i giorni, qualunque cosa accada’. Così ho imparato l’autodisciplina, la determinazione e la capacità di non mollare mai".

Cosa ha provato, quella volta a Boston, dopo aver tagliato il traguardo?

"Mi sentivo come se avessi molto lavoro davanti a me. Dovevo convincere i funzionari della maratona di Boston ad accettare le donne e convincere le donne a credere in loro stesse".

Il commissario Jock Sample le ha mai chiesto scusa?

"No, ma mi ha dato un bacio sulla linea di partenza della maratona di Boston ‘73, dopo che noi donne eravamo state ufficialmente ammesse un anno prima. Negli anni siamo diventati amici: ero con lui poche ore prima che morisse, gli volevo molto bene. Come puoi non amare qualcuno che ti ha aiutato a cambiare il mondo?".

Quante maratone ha corso dopo Boston ‘67?

"Quarantuno, vincendo New York. A 70 anni ho corso di nuovo la maratona di Boston per il 50esimo anniversario della mia corsa rivoluzionaria. Quello è stato il giorno più felice della mia vita: ho lanciato la mia organizzazione no-profit globale 261 Fearless".

Qual è stata la sua ultima maratona?

"A Londra nel 2018, avevo 71 anni. Là nel ’80 ho organizzato la prima maratona per donne: è stato l’evento che ha convinto il CIO a inserire la maratona femminile nei Giochi Olimpici dall’1984".

Ovunque nel mondo ci sono donne sottomesse, cosa vuole dire a quelle persone?

"Se vuoi sollevare te stesso, o sollevare un’altra donna e darle potere, libertà e controllo della sua vita, inizia a correre. Non si tratta di andare veloce, si tratta di farlo ogni giorno".

Cosa significa per lei correre?

"Significa quasi tutto: mi ha dato salute, forma fisica, emancipazione, autostima, creatività e mio marito... è davvero la mia religione".

Quante donne la contattano ogni giorno?

"Così tante che ho assunto persone per rispondere".

Ricorda una storia in particolare?

"Sì. C’era una donna che partecipò alla mia grande corsa femminile in Brasile nel 1978. Non aveva un paio di scarpe. Non sto parlando di Adidas o Nike: era così povera, che era arrivata scalza. Noi le abbiamo mostrato che poteva essere qualcuno, dandole i vestiti e la medaglia. Da quel giorno ha iniziato a studiare, ha imparato a scrivere ed è riuscita a trovare un lavoro. La sua lettera dopo anni mi ha fatto piangere di gioia".

Ha mai pensato di entrare in politica?

"Mai, odio la politica. Odio i litigi. Sono una creatrice di opportunità, realizzo progetti".

Cosa manca alle donne nello sport per raggiungere l’uguaglianza di genere?

"Riconoscimento e apprezzamento. Poi esposizione mediatica, stipendi significativi, un grande seguito di tifosi".

E cosa manca nella quotidianità?

"Tutto. Alle donne manca l’apprezzamento generale, la parità di retribuzione, l’equa condivisione delle responsabilità domestiche, il controllo delle nascite gratuito e accessibile, pari enfasi sull’istruzione, sulla capacità di uscire di casa da soli, guidare un’auto, scegliere il proprio partner, accesso e incoraggiamento sul posto di lavoro e nello sport".

Chi è Kathrine Switzer oggi?

"Una runner emancipata che continua a ispirare e aiutare le donne di tutto il mondo".

Qual è il suo sogno oggi?

"Che ogni donna sul pianeta abbia l’opportunità di emanciparsi".