Londra, 11 aprile 2019  - Arrestato a Londra Julian Assange. Il fondatore di WikiLeaks è stato preso in consegna stamani dalla polizia britannica, dopo che questa è entrata nell'ambasciata dell'Ecuador. "Il Regno Unito non ha civiltà! Deve resistere!", ha urlato il 47enne visibilmente invecchiato e con una folta barba bianca, mentre gli agenti lo trascinavano fuori di peso dalla rappresentanza diplomatica nella zona di Knightsbridge. Portato in commissariato, l'attivista è stato poi trasferito in un tribunale di Westminster, dove è stato riconosciuto colpevole di aver violato i termini della cauzione nel 2012 per non essersi presentato allora dal giudice ed essersi invece rifugiato nell'ambasciata dell'Ecuador. Per questo reato adesso rischia una pena fino a 12 mesi di carcere nel Regno Unito, in attesa che le autorità britanniche decidano anche sulla richiesta di estradizione presentata dagli Usa, dove il fondatore di WikiLeaks è accusato di pirateria informatica (se condannato negli Stati Uniti, rischierebbe fino a un massimo di 5 anni). 

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A spianare la strada all'arresto di Assange sono state le autorità dell'Ecuador che, dopo il recente rincorrersi di voci, gli hanno revocato l'asilo e la nazionalità che gli era stata concessa nel 2017. È stato proprio l'ambasciatore ecuadoregno a chiedere l'intervento degli agenti, che hanno agito con un mandato d'arresto emesso dalla corte di Westminster nel 29 giugno 2012. Il presidente Lenin Moreno, sottolineando il comportamento "scortese e aggressivo" del fondatore di Wikileals, ha tuttavia assicurato di aver ricevuto garanzie da Londra che non verrà estradato verso un Paese dove rischia la pena di morte. La conferma è arrivata anche dal Foreign Office, mentre il premier britannico, Theresa May, ha sottolineato che "nessuno è al di sopra della legge".

La protesta di Wikileaks per l'arresto di Assange

WikiLeaks denuncia: "L'Ecuador ha revocato illegalmente l'asilo politico concesso in precedenza a Julian Assange in violazione del diritto internazionale". Critiche anche da Mosca: la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha commentato: "La mano della "democrazia" stringe "la gola della libertà", ha scritto nel suo account Facebook. 

"CIA CONTRO DI LUI" - Sempre secondo Wikileaks ci sarebbero la "Cia" e altri poteri dietro la caccia a Assange. L'organizzazione twitta che l'attivista "è un figlio, un padre, un fratello. Ha vinto decine di premi di giornalismo ed è stato nominato per il Nobel per la pace dal 2010. Ma attori potenti - si legge su Twitter -, inclusa la Cia, sono impegnati in uno sforzo sofisticato per disumanizzarlo, delegittimarlo e imprigionarlo".