Il giorno del dolore, Israele piange 24 soldati: "Donne e uomini violentati nei tunnel di Hamas"

Drammatico racconto alla Knesset: "Ci vestivano da bambole, speriamo di evitare gravidanze" Strage di militari nel sud della Striscia. I miliziani rifiutano la tregua di due mesi proposta da Tel Aviv

Roma, 24 gennaio 2024 – Per Israele è stato un lunedì nero: 24 morti in un solo giorno. Tre soldati sono morti in combattimento nel sud della Striscia. Ma soprattutto 21 – tutti riservisti – sono stati uccisi nel più grave attacco singolo dall’inizio della guerra. Ad est del campo di Al Maghazi, Gaza centrale, i soldati di due battaglioni di riservisti della brigata Givati e un plotone del genio stavano procedendo alla demolizione, con una ventina di cariche esplosive, di due edifici a circa 600 metri dal confine israeliano, non lontano dal kibbuz Kissufim. Attorno alle 16 ora locale un commando delle Brigate Ezzidin al Qassam, il braccio armato di Hamas, è uscito da una piantagione vicina e da una distanza di 50 metri ha lanciato due lanciarazzi Rpg contro gli edifici.

Sfortunatamente uno degli Rpg ha colpito una delle cariche esplosive, che è saltata in aria facendo detonare anche le altre, ed è stata strage. I morti sono stati 19, e 15 i feriti recuperati dalle macerie. Nel frattempo un tank Merkava che si trovava nei pressi degli edifici ha ruotato la torretta verso gli aggressori ma è stato colpito da un razzo anticarro Al Yassin 105, un insidioso ordigno a doppia carica che ha ucciso due degli occupanti del tank della 205esima brigata della riserva. Il commando è poi riuscito a lasciare la zona dell’attacco indisturbato. Dei 19 rimasti sotto le macerie, 14 erano del battaglione 8208 e gli altri della 6201 della Givati.

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Tra le vittime anche un beduino israeliano, Ahmed Abu Latif, 26 anni, e tanti cittadini richiamati alle armi: da Yurval Lops, 27enne emigrato dal Perù, e Cedric Green, 23 anni, arrivato dalle Filippine, al maggiore Elkanah Wiesel, 35 anni, insegnante, 4 figli; dal capitano Ariel Modecai Wolfstal, 28, appena laureato in economia aziendale, al docente universitario Adam Bismuth, 35 anni. E tanti altri. Il conto delle vittime militari israeliane dall’inizio dell’attacco a Gaza sale quindi a 219. "È un momento duro ma ma nel nome dei nostri eroi, non smetteremo di combattere fino alla vittoria totale", ha commentato il primo ministro Netanyahu.

Funerale di un soldato israeliano
Funerale di un soldato israeliano

Ieri Hamas – secondo quanto ha riferito un alto funzionario egiziano all’Associated Press – ha rifiutato la proposta israeliana per un cessate il fuoco di due mesi in cambio del rilascio degli ostaggi. Ma Hamas ha detto di no, insistendo sul fatto che non saranno liberati ostaggi finché Israele non si ritirerà dalla Striscia.

Sempre ieri Aviva Siegel, 62 anni e Chen Goldstein Almog, 17 anni, due ex ostaggi, hanno raccontato ad una commissione della Knesset gli abusi e le torture di cui sono stati vittima molti ostaggi. "I terroristi portano vestiti che non vanno bene per le ragazze, le vestono come le bambole. Hanno trasformato le ragazze nelle loro bambole, con cui possono fare quello che vogliono. E voglio dirvi che anche ai ragazzi toccano queste cose: non possono rimanere incinti ma ci passano anche loro. Sono stata lì 51 giorni e non ce ne è stato uno che non abbia sperimentato abusi. Ho visto anche due donne torturate". Gli abusi sono stati denunciati anche dalla giovane Chen Goldstein. "Là sotto – ha detto – ci sono molte ragazze che non hanno avuto il ciclo: forse per questo dovremmo pregare, perché il corpo in qualche modo le protegga in modo che, Dio non voglia, non rimangano incinte".