Cosa sta succedendo in Ecuador: dall’evasione del narcos Fito alla rivolta. Perché il Paese è nel caos

Da paradiso per gli anziani americani a polveriera. Attentati, poliziotti rapiti, ribellioni in carcere, ospedali sotto attacco e il blitz in tv. E ora il Perù chiude i confini

Roma, 10 gennaio 2024 – Fino a pochi anni fa, l’Ecuador era un angolo di relativa pace incastonato tra i due maggiori produttori di cocaina al mondo, Colombia e Perù. Era persino una meta popolare tra i pensionati statunitensi che lo sceglievano per il suo clima mite e il costo della vita più basso. La sicurezza in Ecuador, tuttavia, è peggiorata drasticamente dopo la pandemia. Secondo i dati ufficiali, i decessi violenti sono saliti a 8.008 a livello nazionale nel 2023, quasi il doppio rispetto al 2022 quando erano circa 4.500. Il Paese sudamericano è piombato nel caos totale negli ultimi giorni tra attentati, rapimenti di poliziotti, rivolte in carcere e attacchi ad ospedali. Perfino un blitz di un commando armato negli studi dell’emittente TC, con presa di ostaggi (poi liberati) annessa. Ma come si è trasformato questo paradiso per gli anziani americani in uno dei Paesi più pericolosi della zona?

Il giovane presidente Daniel Noboa, insediatosi solo un paio di mesi fa, ha decretato lo stato di emergenza per un “conflitto armato interno” martedì, designando 20 gang di narcotrafficanti come gruppi terroristici e autorizzando l’esercito ecuadoriano a “neutralizzare” le fazioni criminali “nei limiti del diritto umanitario internazionale”.

Decretato lo stato d'emergenza in Ecuador
Decretato lo stato d'emergenza in Ecuador

L’annuncio è arrivato due giorni dopo l’evasione di Adolfo Macías, il boss dei Los Choneros, che stava scontando una pena di 34 anni nel carcere di massima sicurezza di Guayaquil. Questa non è la prima fuga del narcotrafficante chiamato anche Fito, che era già riuscito a sparire misteriosamente nel 2013, prima di essere riacciuffato dopo tre mesi di latitanza.

Dopo l’evasione del boss, lunedì si sono verificati altri episodi di violenza in almeno sei carceri, con almeno 150 guardie e altro personale presi in ostaggio dai prigionieri. Da una prigione di Riobamba sono evasi 369 detenuti, tra cui Fabricio Colón Pico, il leader dei Los Lobos.

Martedì la violenza si è riversata in strada: sono stati segnalati esplosioni, veicoli in fiamme, saccheggi e spari in tutto il Paese. Secondo il presidente Noboa, gli eventi sono una reazione ai piani del suo governo di costruire una nuova prigione di massima sicurezza per i leader delle gang incarcerati.

L'intervento dei militari nella prigione di Guayaquil
L'intervento dei militari nella prigione di Guayaquil

Uno dei problemi più gravi in Ecuador è il (mancato) controllo delle carceri: alcuni esperti di sicurezza, citati dal New York Times, ritengono che ben un quarto delle 36 prigioni del Paese sono nelle mani delle bande. Questi istituti penitenziari sono diventati i quartieri generali delle gang, nonché i loro centri di reclutamento. Noboa ha promesso di riprendere il controllo delle carceri e la scorsa settimana ha annunciato di voler indire un referendum sulle misure di sicurezza, tra cui pene più severe per alcuni reati legati alla criminalità organizzata e l’ampliamento del ruolo dell’esercito. È una missione in cui molti altri suoi predecessori sono falliti, alcuni persino morti: durante l’elezione che ha portato alla vittoria di Noboa è stato ucciso il candidato presidenziale e giornalista Fernando Villavicencio, presumibilmente su mandato di Fito, scrive la Bbc.

Tra difficoltà economiche, racket delle estorsioni e il rischio molto concreto di rimanere vittime di crimini violenti, molti ecuadoriani hanno scelto di fuggire dal Paese. Decine di migliaia di persone hanno rischiato la loro vita dirigendosi a nord attraverso il pericoloso tappo del Darién tra Colombia e Panama. Intanto il governo del vicino Perù ha ordinato l’immediato dispiegamento delle forze armate al confine con Ecuador per evitare che l’instabilità si propaghi nel proprio Paese.