Sabato 20 Luglio 2024

Mar Cinese Meridionale, collisione fra imbarcazioni filippine e cinesi

Coinvolti due mercantili. Pechino e Manila si accusano a vicenda dell’incidente

Una imbarcazione della Guardia Costiera cinese in navigazione nelle acque contese

Una imbarcazione della Guardia Costiera cinese in navigazione nelle acque contese

Roma, 17 giugno 2024 – Sale la tensione fra Filippine e Cina: in acque contese del Mar Cinese Meridionale si sono scontrate due navi mercantili, una cinese e una battente bandiera filippina. Il fatto è avvenuto al largo del Second Thomas Shoal, una barriera corallina sommersa nelle Isole Spratly che fa parte del territorio rivendicato da diverse nazioni e dove si trova una guarnigione filippina.

Accuse reciproche

Le autorità dei due stati si accusano a vicenda della responsabilità di quanto accaduto. La notizia è stata data dalle autorità cinesi che hanno immediatamente scritto una nota e incolpato le Filippine. Secondo Pechino diverse imbarcazioni sono entrate “illegalmente” nelle acque cinesi vicino al Secondo Thomas Shoal e quindi sono state soggette alle nuove regole, annunciate pochi giorni fa che permettono di fermare e abbordare le navi straniere che entrano nelle acque contese: “abbiamo adottato misure di controllo ai sensi della legge”. Durante il processo di contenimento, la nave da rifornimento filippina si è “avvicinata pericolosamente e si è scontrata deliberatamente ad una nostra nave”, si legge nella nota. Dal canto loro, le forze armate di Manila hanno respinto questa versione, rimandato le accuse al mittente e accusato la Marina di Pechino di aver speronato una imbarcazione filippina: “Le navi dell'Esercito Popolare di Liberazione, della Marina Militare, della Guardia Costiera cinese e della Milizia Marittima cinese si sono impegnate in manovre pericolose. “Le loro azioni hanno messo a rischio la vita del nostro personale e danneggiato le nostre imbarcazioni”.

La disputa per le isole Spratly

Pechino da anni rivendica per sé praticamente l’intero Mar Cinese Meridionale, comprese le acque e le isole che si trovano vicino alle coste dei numerosi paesi che si affacciano su quel mare: le Filippine, il Brunei, la Malesia, Taiwan e il Vietnam. Anche questi stati hanno le loro rivendicazioni nell’area e sono pienamente attivi nella contesa che è considerata un punto critico in Asia. La Cina mantiene una importante presenza militare nella zona e, pochi giorni fa, ha introdotto delle nuove regole in base alle quali la Guardia Costiera può detenere qualsiasi straniero che sconfina nelle acque contese e fermare le navi straniere entrate in acque cinesi o in quelle adiacenti. La Guardia Costiera cinese e la Marina, inoltre, sono schierate, pattugliano le acque e hanno trasformato diverse barriere coralline in isole artificiali militarizzate.

Anche Manila cerca di far valere i suoi interessi nell’area e vi mantiene truppe, forte di una sentenza arbitrale internazionale del 2016 che ha invalidato le pretese espansive di Pechino. Solo due giorni fa il governo di Manila ha formalmente rivendicato, presso la Commissione delle Nazioni Unite sui Limiti della piattaforma continentale, i diritti esclusivi sulle risorse presenti al largo delle proprie coste occidentali. Sabato anche dal G7 in Puglia erano arrivate critiche alle incursioni cinesi che sono state definite “pericolose”. 

Il ruolo degli Stati Uniti

La controversia territoriale nel Mar Cinese Meridionale è considerata molto pericolosa anche per il ruolo che Washington esercita come alleato di lunga data delle Filippine. Gli Stati Uniti non hanno pretese territoriali ma hanno avvertito più volte che saranno obbligati a garantire il libero transito delle imbarcazioni, in quella che è una trafficata via commerciale, e a difendere le Filippine da un attacco cinese. Di recente poi, le forze armate americane e filippine hanno condotto una serie di esercitazioni militari proprio vicino alle zone contese, suscitando il disappunto di Pechino.