Sun Dawu (Ansa)
Sun Dawu (Ansa)

Pechino, 29 luglio 2021 - Ha “provocato problemi” e così si è beccato una condanna a 18 anni in un carcere cinese. Non proprio un Grand Hotel. Se il Mr Wolf di Tarantino i problemi li risolveva, Sun Dawu, uno dei magnati dell’agricoltura più ricchi della Cina, li creava al potere, e questo nella Repubblica Popolare non viene visto di buon occhio. Difendeva i diritti degli imprenditori rurali e la libertà di esprimere il dissenso e la sua vicenda è rimasta praticamente nascosta fino a quando, ieri, un tribunale della provincia di Pechino, Gaobeidian, lo ha dichiarato colpevole di crimini come "radunare una folla per attaccare organi statali", "ostacolare l'amministrazione del governo" e "accogliere proteste e provocare problemi", un termine generico spesso usato contro i dissidenti.

Tutta la vicenda di Sun Dawu era rimasta segreta, a partire dall’arresto l’11 novenbre nel novembre scorso – effettuato nella sua azienda con quello di alcuni parenti e soci, in totale piùù di venti persone, comprese la moglie, due figli e la cognata - fino all’apertura del processo, celebrato a porte chiuse. L’arresto del miliardario è avvenuto dopo che la sua azienda – la Dawu Agricultural and Animal Husbandry Group con due miliardi di dollari di fatturato e novemila dipendenti - è stata coinvolta in una disputa fondiaria con una concorrente di proprietà statale.

Il carismatico Sun ha costruito una delle più grandi aziende agricole private della Cina. Negli anni ‘80 lui e la moglie erano partiti da possedere qualche pollo e alcuni maiali, arrivando a creare un vero e proprio impero. Ma anche l’essere diventato ricco non gli aveva tolto la voglia di lottare per le riforme rurali; un forte scontro con il governo è stato anche quando ha cercato di fare capire alle autorità quanto fosse devastante l’epidemia di peste suina nel 2019, pubblicando foto di maiali morti online dopo avere ritenuto i funzionari locali molto lenti a rispondere alla malattia.

L'udienza è iniziata giovedì presso la Corte popolare di Gaobeidian nella provincia settentrionale dell'Hebei; i suoi avvocati hanno affermato in una dichiarazione che la segretezza del processo "ha violato le linee guida legali e non ha protetto i diritti dell'imputato". Nel 2003 Sun era stato condannato al carcere per "raccolta fondi illegale" , ma il provvedimento in questo caso è stato annullato dopo una massiccia manifestazione di sostegno da parte dei difensori dei diritti umani e del popolo della sua provincia.

Il tribunale oltre al carcere ha disposto una multa di 3,11 milioni di yuan (475.000 dollari). “Quando il governo viola le proprie leggi per mettere a tacere coloro che hanno i mezzi per sostenere gli impegni per la giustizia sociale e la responsabilità ufficiale, indebolisce profondamente la vitalità dell'economia cinese e le promesse dei suoi leader di governare per legge”, ha dichiarato Ramona Li in rappresentanza di Chinese Human Rights Defenders, che ha cercato di contrastare fino in fondo l’avvio del processo a Sun Dawu.