Santiago, 14 giugno 2018 - Le immagini dei blitz stanno facendo il giro del mondo. Con una mossa esplosiva, la polizia cilena, su ordine della magistratura che sta indagando su casi di abusi sessuali ai danni di minori nella Chiesa, ha sequestrato gli archivi ecclesiastici delle Curie di Santiago e Rancagua. Le autorità giudiziarie puntano a raccogliere ogni denuncia di violenza trasmessa dalle due diocesi alla Congregazione per la dottrina della fede, dal 2001 competente nel giudicare i cosiddetta 'delicta graviora', fra i quali rientrano gli atti di pedofilia. Nello specifico a Santiago - riporta il quotidiano cileno 'La Tercera' - la procura vuole andare a fondo nella vicenda dell'ex cancelliere, monsignor Oscar Munoz Toledo. Il presule avrebbe ammesso alle autorità ecclesiastiche di aver abusato sessualmente di minorenni. Quanto alla diocesi di Roncagua, l'inchiesta penale si riferisce a un gruppo di sacerdoti che avrebbero creato una 'confraternita' di pedofili. A scoprirla una giornalista fintasi minorenne e adescata online da un prete che le ha inviato immagini a sfondo sessuale. Su entrambi i casi la giustizia cilena chiederà alla Santa sede piena collaborazione. La richiesta sarà formalizzata in un incontro con i due inviati di papa Francesco nel Paese sudamericano, Charles Scicluna e Jordi Bertomeu ai quali è stato affidato il dossier sugli abusi sessuali nella Chiesa locale. 

Il blitz della polizia nelle Curie di Santiago e Rancagua ha riportato alla memoria quanto accaduto in Belgio nel 2010. Allora, nell’ambito di un'indagine sui preti pedofili, gli agenti fecero irruzione nel palazzo arcivescovile di Bruxelles e sequestrarono i pc del cardinale Godfried Danneels, da pochi mesi in pensione. Nei giorni scorsi papa Francesco, nelle cui mani il 17 maggio i vescovi cileni hanno rimesso collettivamente i loro mandati a conclusione dei colloqui in Vaticano incentrati sul tema degli abusi sui minori, aveva accettato le dimissioni di tre ordinari travolti a vario titolo dallo scandalo pedofilia. Si tratta di monsignor Juan Barros Madrid, vescovo di Osorno, di monsignor Cristian Caro Cordero (Puerto Montt) e di monsignor Gonzalo Duarte Garcia de Cortaza (Valparaiso). 

Particolarmente emblematica la vicenda di Barros che Bergoglio aveva promosso a Osorno nel 2015, nonostante le proteste di parte della diocesi che lamentava il comportamento omertoso del presule rispetto agli abusi sui minori commessi dal suo padre spirituale, don Fernando Karadima.  Ad aprile, durante il viaggio apostolico in Cile, il Pontefice aveva difeso il vescovo prima di innescare una brusca retromarcia e chiedere pubblicamente scusa per come aveva seguito lo scandalo pedofilia nel Paese sudamericano. A fargli cambiare idea il poderoso dossier confezionato da Scicluna, inviato in tutta fretta dallo stesso Francesco a Osorno per verificare la portata delle accuse. I drammatici racconti delle vittime di Karadima, fatti direttamente al Papa in Vaticano qualche settimana fa, hanno poi tolto a Barros le ultime speranze di rimanere comunque al suo posto.